EUGENIO MONTALE – I LIMONI

Eugenio Montale, Ossi di seppia, Piero Gobetti Edizioni, Torino, 1925.
Movimenti
I limoni

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Citrons sur une branche
Claude Monet, 1884

Claude Debussy
Prelude No.4
Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir
Krystian Zimerman

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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

6 pensieri su “EUGENIO MONTALE – I LIMONI”

  1. Un classico della poesia che mantiene una sua modernità e nella sua musicalità risulta ancora attuale. Una recitazione delicata e vibrante che trasmette l’incedere decadente dei versi.
    Grazie Luigi, per questo prezioso ascolto.

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  2. Come sempre una lettura dal tono partecipato di chi anela alla solarità, alla speranza acuta di vedere tra le brutture umane uno squillo della natura che ci sveli non il suo segreto ( o forse anche, se le nostre menti non fossero ormai preda assoluta della scienza e delle città rumorose, come dice Montale, che io pienamente condivido) ma il segreto dell’uomo, del suo esistere, del suo tragico essere sempre in guerra con sé stesso e con tutti, per la sua povertà di non aver capito che la sua ricchezza sta “nell’odore dei limoni”.

    Piace a 3 people

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