FERNANDO PESSOA – PIOGGIA OBLIQUA

PIOGGIA OBLIQUA
POEMI INTERSEZIONISTI DI
FERNANDO PESSOA

Traduzione di Marcello Comitini

Titolo originale: Chuva oblíqua
8 marzo 1914.
Prima pubblicazione in “Orpheu, nº 2”,
Lisbona: aprile-giugno 1915.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica: Vasilij Kandinskij

Erik Satie: Pièces Froides
piano, Reinbert De Leeuw

~~~~~~~

I
Questo paesaggio è attraversato dal mio sogno di un porto infinito
E il colore dei fiori è diafano come le vele delle grandi navi
Che lasciano le banchine trascinando nelle acque dall’ombra
al sole le figure di quegli alberi secolari …

Il porto che sogno è ombroso e pallido
E questo paesaggio che mi sta di fronte è pieno di sole…
Ma nel mio spirito il sole di questo giorno è un porto oscuro
E le navi che escono dal porto sono questi alberi al sole …

Liberato del doppio mi abbandono al paesaggio interiore …
La figura delle banchine è una strada chiara e calma
Che si alza e si erge come una muraglia
E le navi passano attraverso i tronchi degli alberi
Con un’orizzontalità verticale,
E lasciano cadere nel folto delle foglie una ad una le catene nell’acqua…

Non so quale sia il sogno …
All’improvviso si fa trasparente tutta l’acqua di mare nel porto
E vedo sul fondo, come fosse stata distesa un’enorme stampa,
Tutto questo paesaggio, fila di alberi, strada che brucia in quel porto,
E l’ombra di un nave più antica del porto che passa
Tra il mio sogno del porto e il mio vedere questo paesaggio
E giunge ai miei piedi e mi entra dentro,
E passa dall’altra parte della mia anima …

II
La chiesa s’illumina in mezzo alla pioggia di questo giorno,
E ogni candela che si accende è più pioggia che batte sulle sue vetrate …
Sentire la pioggia mi rallegra perché è lei il tempio che viene illuminato,
E le vetrate della chiesa viste dall’esterno sono il suono della pioggia sentito dall’interno …
È tale lo splendore dell’altare maggiore che quasi non vedevo le montagne
Attraverso la pioggia che è oro tanto solenne nei paramenti dell’altare …
S’alza il canto del coro, latino e vento scuotono la vetrata
E si sente il crepitio dell’acqua proprio nell’essere coro …
La messa è un’auto che passa
In mezzo ai fedeli che si inginocchiano in quest’oggi che è un giorno triste …
Il vento improvviso scuote in maggiore splendore
La cerimonia della cattedrale e il rumore della pioggia copre tutto
Fino a quando non si sentirà soltanto la voce di padre acqua perdersi in lontananza
Con il suono delle ruote dell’auto …
E le luci della chiesa si spengono
Nella pioggia che termina … 

III
La grande Sfinge d’Egitto sogna dentro questo foglio …
Scrivo – e lei mi appare attraverso la mia mano trasparente
E nell’angolo del foglio sorgono le piramidi …
Scrivo – Sono disturbato nel vedere la punta della mia penna
diventare il profilo del re Cheope …
Improvvisamente mi fermo …
Tutto si è oscurato … cado nell’ abisso del tempo …
Sono sepolto sotto le piramidi a scrivere versi alla luce intensa di questa lampada
E tutto l’Egitto mi schiaccia dall’alto attraverso i segni che traccio con la penna …
Sento la Sfinge ridere dentro
Il suono della mia penna che scorre sulla carta …
Il mio non poterla vedere è attraversato da una mano enorme,
che sposta tutto nell’angolo del soffitto alle mie spalle,
e sopra la carta che scrivo, tra lei e la penna che scrive
Il cadavere del re Cheope giace, guardandomi con gli occhi spalancati,
E tra i nostri sguardi che s’incrociano corre il Nilo
E una allegria di barche imbandierate vaga
In una diagonale sparsa
Tra me e quello che penso …
I funerali di Cheope in oro antico e Me! …


IV
Che tamburelli il silenzio di questa stanza! …
Le mura sono in Andalusia …
Ci sono danze sensuali nel costante bagliore della luce …
Improvvisamente tutto lo spazio si ferma …,
si ferma, scivola, si dipana …,
E in un angolo del soffitto, molto più lontano di dove sta,
Mani bianche aprono finestre segrete
E ci sono rami di violette che cadono
Perché là fuori c’è una notte di primavera
Sopra di me che sto a occhi chiusi …


V
Fuori c’è un turbine di sole i cavalli della giostra…
Alberi, rocce, monti, danzano immobili dentro di me …
Notte assoluta sulla fiera illuminata, chiaro di luna nel giorno assolato là fuori,
E le luci della fiera fanno tanto rumore dalle pareti del cortile …
Greggi di ragazze con le brocche sul capo
Che passano là fuori, stanche di stare sotto il sole,
S’incrociano con folti gruppi ammassati di gente che va verso la fiera,
che si confonde con le luci delle bancarelle, con la notte e con il chiaro di luna,
E i due gruppi s’incontrano e si mescolano
Fino a quando entrambi non ne formano solo uno …
La fiera e le luci della fiera e la gente che pullula nella fiera,
E la notte che afferra la fiera e la solleva in aria,
Camminano in cima alle chiome degli alberi colme di sole,
Camminano visibilmente sotto i massi che luccicano al sole,
Appaiono dall’altra parte delle brocche che le ragazze portano in testa,
E tutto questo scenario primaverile è la luna sopra la fiera,
E tutta la fiera con rumore e luci è lo sfondo di questa giornata di sole …
All’improvviso qualcuno scuote questa doppia ora come un setaccio
E, mescolata, la polvere delle due realtà cade
Sulle mie mani piene d’immagini di porti
Con grandi navi che vanno e non pensano di tornare …
Polvere d’oro bianca e nera sulle mie dita …
Le mie mani sono le orme di quella ragazza che lascia la fiera,
Sola e felice come lo è questo giorno …

VI
Il direttore agita la bacchetta,
E languida e triste la musica irrompe …
Ricorda la mia infanzia, quel giorno quando
giocavo ai piedi di un muro del cortile
lanciandogli contro una palla che aveva su un lato
un cane verde che si tuffa, e sull’altro
Un cavallo blu che corre con un fantino giallo …
La musica continua, ed ecco la mia infanzia
Improvvisamente muro bianco, tra me e il direttore,
Viene e va la palla, ora un cane verde,
Ora un cavallo blu con un fantino giallo …
L’intero teatro è il mio cortile, la mia infanzia
In ogni luogo, e la palla arriva suonando
Una musica triste e vaga che passeggia nel mio cortile
Vestita da cane verde che si trasforma in fantino giallo.
(Così veloce gira la palla tra me e i musicisti …)
La lancio contro la mia infanzia e lei
Attraversa tutto il teatro che sta sotto i miei piedi
Giocando con un fantino giallo e un cane verde
E un cavallo blu che appare in cima al muro
Del mio cortile … E la musica lancia la palla
alla mia infanzia … E il muro del cortile è fatto di gesti
Di bacchetta e rotazioni confuse di cani verdi
E cavalli blu e fantini gialli …
L’intero teatro è un muro bianco di musica
Dove un cane verde corre dietro la nostalgia
Della mia infanzia, cavallo blu con un fantino giallo…
E da un lato all’altro, da destra a sinistra
Dove ci sono alberi e tra i rami vicini alla chioma
Con orchestre che suonano musica,
Dove ci sono file di palle nel negozio dove l’ho comprata
E l’uomo del negozio sorride tra i miei ricordi d’infanzia …
E la musica cessa come un muro che crolla,
La palla rotola giù dalla scogliera dei miei sogni infranti,
E dall’alto del cavallo blu, il maestro, fantino giallo diventato nero
Ringrazia , posando la bacchetta in cima a dove finisce il muro,
E si inchina, sorridendo, con una palla bianca sopra la testa,
Palla bianca che scivola lungo la schiena e scompare…

~~~~~

Ritratto di Fernando Pessoa, 1954, olio su tela 1954 di:
José de Almada-Negreiros (São Tomé, 7 aprile 1893 – Lisbona, 15 luglio 1970), pittore e poeta portoghese.
Insieme a Fernando Pessoa, Mário de Sá-Carneiro, Santa-Rita Pintor, Amedeu de Sousa-Cardoso, fu uno dei principali esponenti del gruppo di Orpheu e del modernismo portoghese.

5 pensieri su “FERNANDO PESSOA – PIOGGIA OBLIQUA”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...