Giuseppe Ungaretti – Ragioni d’una poesia

Giuseppe Ungaretti
da: Ragioni d’una poesia
in: Giuseppe Ungaretti
Vita d’un uomo
Tutte le poesie
Arnoldo Mondadori Editore

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gymnopedie No 1
for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute
Balazs Kantor – cello
Szilvia Elek – piano

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Il poeta d’oggi ha il senso acuto della natura, è poeta che ha partecipato e che partecipa a rivolgimenti fra i più tremendi della storia. Da molto vicino ha provato e prova l’orrore e la verità della morte. Ha imparato ciò che vale l’istante nel quale conta solo l’istinto.
È uso a tale dimestichezza con la morte che senza fine la sua vita gli sembra naufragio. Non c’è oggetto che non glielo rifletta, il naufragio: è la sua vita stessa, da capo a fondo, quell’uno o quell’altro oggetto qualsiasi sul quale gli cade a caso lo sguardo. Non è in realtà, la sua, vita più che oggettiva – non è vita che resista al caso più del primo oggetto venuto.
È così effimero e teso il suo concentrarsi nell’attimo d’un oggetto che non saprebbe più immaginare misura. Ha avuto da costringere – questa è la sua avventura – nell’attimo d’un oggetto, l’eternità. Poi l’oggetto s’è alzato dall’inferno all’infinito d’una certezza divina.
Difatti, se l’uomo d’oggi è costretto a trarre la sua libertà fisica da soggezioni estremamente casuali, è impossibile che il poeta d’oggi non sia portato a tendersi verso una libertà etica decisiva.
Ecco come dal poeta è colta oggi la parola, una parola in istato di crisi – ecco come con sé la fa soffrire, come ne prova l’intensità, come nel buio l’alza, ferita di luce. Ecco un primo perché la sua poesia sanguina, è come uno schianto di nervi e delle ossa che apra il volo a fiori di fuoco, a cruda lucidità che per vertigine faccia salire l’espressione all’infinito distacco del sogno.
Ecco perché si muove la sua parola dalla necessità di strappare la maschera al reale, di restituire dignità alla natura, di riconferire alla natura la tragica maestà.

Ecco come un poeta d’oggi è uomo del suo tempo.

18 pensieri su “Giuseppe Ungaretti – Ragioni d’una poesia”

  1. “…riconferire alla natura la tragica maestà” non dovrebbe essere merito del poeta, ma di ogni individuo, affinchè non si perda nel distacco da essa. Grazie per questa condivisione. un saluto rosato di tramonto settembrino 🙂

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      1. 😉 pure io…e pensare che ho iniziato agli albori, tra i primi abbonati del primo internet service provider (Vol del sardo Renato Soru )… ero rimasta folgorata da quelle scatole che andavano al rallentatore ma erano piene di informazioni…allora era costosissimo restare collegati, per fortuna l’evoluzione ci permette ora di non preoccuparci dei costi. 🙂

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      2. 😀 vero, e non c’è assolutamente paragone…ricordo quel modem che faceva un chiasso infernale all’accensione… speravo che mio padre non sentisse, ma poi arrivavano le bollette ed erano ..zzi amari ( confesso che una volta l’ho pagata io per vergogna )

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  2. . . . *La poesía tiene razones que la razón no conoce, tiene derecho a entregar campos vedados, a construir su mundo con una lógica suya propia que no es la lógica habitual. Así su irracionalidad no es sino aparente. Ella es profundamente racional dentro de su razón de ser, de su íntima realidad.

    . . . Si la verdadera poesía contiene siempre en su esencia un sentido de rebelión, es porque ella es protesta contra los límites impuestos al hombre por el hombre mismo, y por la naturaleza. La poesía es la desesperación de nuestras limitaciones, la poesía tiene hambre de infinito, de absoluto, de eternidad.

    . . . Aun el poema que os aparece como más sereno o más risueño, está lleno de ansias contenidas. No os fiéis de él, en cualquier momento pueden estallar sus dinamitas disimuladas y hacernos mil pedazos….
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    (Vicente Huidobro)
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    La Nación, Santiago 28 de mayo de 1939, pág. 5

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  3. Bellissimo il brano di Ungaretti – che non conoscevo, come tante altre cose – e bellissima lettura (solitamente, non le ascolto). E bellissima voce, che, in singoli, brevi momenti, mi ha ricordato quella di un paio di “artisti” che mi piacciono.
    Ho intravisto il tuo nome su qualche “blog amico”, ma non ricordo più quale, e mi sono imbattuta in questo cercando una traduzione affidabile di “cosa farei mai senza questo mondo” di Beckett, che ho poi trovato su La poesia e lo spirito e su Interno Poesia. Ma ancora esito a pubblicarla perché non sono convinta di quelle traduzioni.
    Un caro saluto

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