Jorge Luis Borges – Sabati

Jorge Luis Borges – Sabati
da “Fervore di Buenos Aires”, Adelphi, 2010
(Traduzione di Tommaso Scarano)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagini:
Alfred Cheney Johnston
Robert Demachy

Oblivion – Astor Piazzolla
Chitarra: Alberto Morelli

~~~~~~~

A C.G.

Là fuori c’è un tramonto, gemma oscura
incastonata nel tempo,
e una profonda città cieca
di uomini che non ti videro.
La sera tace o canta.
Qualcuno libera gli aneliti
crocifissi in un piano.
Sempre, la numerosa tua bellezza.
Anche quando non ami
la tua bellezza
prodiga il suo miracolo nel tempo.
Sta in te la gioia
come la primavera nella foglia tenera.
Io non sono più niente,
soltanto un desiderio
smarrito nella sera.
La delizia sta in te
come la crudeltà sta nelle spade.
La notte opprime l’inferriata.
Nell’austero salone
come ciechi si cercano le nostre solitudini.
Sopravvive glorioso all’imbrunire
il candore della tua pelle.
Nel nostro amore c’è una pena
che assomiglia all’anima.
Tu,
ieri soltanto tutta la bellezza
sei anche tutto l’amore, adesso.

3 pensieri su “Jorge Luis Borges – Sabati”

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