MARCELLO COMITINI – IL POETA CALZOLAIO

Marcello Comitini
Il poeta calzolaio
© 2019

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vincenzo Davico (1889-1969)
Carlo Zecchi, piano
Notturno in D major

Immagine dal web (elaborazione di Marcello Comitini)

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Il poeta calzolaio © 2019

Era sempre per me un paradiso il mio quartiere
dove le strade umide e strette
erano lastricate di pietra nera
dove il sole era un’ombra tra i vecchi palazzi
e sulle soglie dei loro tuguri
le ragazze offrivano a buon mercato
le mele rosse delle loro labbra.
I cacciatori con le mani in tasca
e i fucili puntati nei calzoni
bighellonavano in cerca dell’Eva da mordere
dove si annida il germe della vita.
L’abbandonavano davanti le soglie delle loro case
come buste di plastica colme di mele guaste.
Lungo le strade umide e strette.
quante imprecazioni ho udito
e ceffoni grida e fughe!
A fianco del portone di casa mia c’era la bottega
del giovane calzolaio dai baffi biondi e occhi
come onde del mare tempestoso
di schiuma e verde
che si vedeva in fondo alla strada
oltre i binari della ferrovia.
Il calzolaio amava come me
la poesia e la sua donna
il cuoio le tomaie le scarpe e un cane
grande e bianco che vigilava
come un fantasma dell’Etna.
Le dita del calzolaio erano affusolate
ben curate armoniose
come quelle di un poeta innamorato.
Inchiodavano le parole alle suole
le incollavano alle tomaie ne facevano scarpe
che calzavano come guanti.
Batteva il martello sui chiodi chiamando
la mia suonatrice d’arpa
la donna seduta in silenzio di fronte a lui.
E in sogno le offriva mazzi rossi
dei suoi versi più belli.
Il cane dormiva ai piedi della donna.
I clienti, con le scarpe sotto le ascelle
pagavano allungando i soldi
come per chiedere la carità
dicevano che il cane era di una bella razza
e guardavano con gli occhi del cane
la donna seduta di fronte al poeta.
Io passavo davanti la bottega e vedevo
una fila di scarpe da risuolare
il poeta la donna il cane e qualche puttana
con la bocca insanguinata e sulla punta delle dita
un tacco sottile e lungo come un calice spezzato.
Lui le offriva un paio di scarpe nuove e una rosa.
La donna all’improvviso rideva
mentre i ricordi le bagnavano lentamente le guance.
A tutto questo pensavo uscendo di casa.

È stato un incubo vedere un giorno il suo corpo
riverso in mezzo alla strada.
Il sangue era un mantello su cui poggiava il viso.
Non ce la faceva più a rimanere seduta – diceva il poeta.
È scappata fuori ha attraversato la strada. E accadde.
Accecata da una luce azzurra inseguiva una puttana.
La bottega è rimasta chiusa per anni.
Ho saputo che il cane era morto e il poeta
si era impiccato con una rosa tra le mani
e tra le labbra un fiore di sangue.

10 pensieri su “MARCELLO COMITINI – IL POETA CALZOLAIO”

  1. Tu ed io, abbiamo parlato a lungo di questi versi.Ti sei dichiarato ignorante, mi hai ascoltato e con il tuo ascolto mi hai aiutato a rivivere quegli anni, a tuffarmici nuovamente palpitanti nella mia anima. E adesso, ascoltando la tua lettura, mi è ancora più chiaro che quella ignoranza da te dichiarata altro non è che delicatezza d’animo, umiltà di colui che tanto sente vibrare in sé la grandezza. Ascoltando il modo in cui tu leggi (non soltanto questi versi, te l’ho già scritto e detto tante volte), si percepisce fin dentro il proprio animo quanta sia la tua sensibilità che ti permette di assumere su di te gioia e dolore, ironia e amore, tutti i fermenti dell’animo umano, quelli gioiosi e quelli dolorosi.
    Un grazie infinito 🙏🙏🙏💙💙💙

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  2. L’ha ripubblicato su marcellocomitinie ha commentato:
    Luigi ed io abbiamo parlato a lungo di questi versi. Lui si è dichiarato ignorante e mi ha ascoltato. Il suo ascolto mi hai aiutato a rivivere quegli anni, a tuffarmici nuovamente palpitanti nella mia anima. E adesso, ascoltando la questa lettura, mi è ancora più chiaro che quella ignoranza da lui dichiarata altro non è che delicatezza d’animo, umiltà di colui che tanto sente vibrare in sé la grandezza. Ascoltando il modo in cui Luigi legge (non soltanto questi versi, come gli ho già scritto e detto tante volte), si percepisce fin dentro il proprio animo quanta sia la sua sensibilità che gli permette di assumere su di sé gioia e dolore, ironia e amore, tutti i fermenti dell’animo umano, quelli gioiosi e quelli dolorosi.
    Un grazie infinito 🙏🙏🙏💙💙💙

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