MARCELLO COMITINI – IL FOLLE

MARCELLO COMITINI – IL FOLLE
Da: Marcello Comitini
Formule dell’anima, 2011 © Edizioni Caffè Tergeste

da qui: https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/12/23/il-folle-ita-fr/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Richter – From The Art of Mirrors

Francisco Goya, Disparate pobre
(1815 – 1819)

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Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo
lungo i muri nei viali ombrosi o in pieno sole
fermo in mezzo ai marciapiedi
che la gente percorre come un fiume.
Scruto il signore in giacca e con gli occhiali
rido alla ragazza che mi sfugge impaurita
ghigno ai bambini divertiti
strattonati dalla mamma.
Supplico a un dio che mi risponde
e al cielo e al vuoto.
A squarciagola canto il desiderio, la mia fronte bassa
il cuore rosso lunghe attese i miei rimpianti.
Canto per chi mi ascolta e per chi ne ha paura
per chi cerca l’alba e trova la tempesta.
E a volte taccio.
A volte un sudicio scalino per sedermi e piangere.
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
Arrampicarmi e urlare la risata aperta
mano enorme che m’afferra
alla nuca e mi costringe a ridere.
E poi da un ramo i piedi penzoloni a brontolare
con un viso di gesso e sguardo esterrefatto.
Dal ramo non si vedono i tetti delle case.
Tutt’intorno desolati pianeti
di cemento colorato d’ocra e giallo.
È la città che vedo,
un affollarsi d’ombre uno sfilare di lucenti bave,
linfa frenetica che scorre nelle strade
e nella notte luccicando appare
ricca di gioie e di piacere,
senza rancori né inquietudini, senza rimorsi e senza colpe.
E in me un affanno inesplicato assale
e il gelo della notte mi spinge fuori dal mio insano ridere.
Freddo e inaridito cammino per i viali oscuri,
temendo che nei muri si spalanchino sospinte dal furore
innumerevoli porte
come lacrime nel terso rabbrividire delle stelle.
Qui solo il vento della tramontana
ridona vita alle memorie.
E ora vedo queste madri ritte nel vano buio delle porte
come statue scheggiate dall’oblio,
soffiare sulle ceneri dei sogni.
I vostri gesti intendo madri
che sperate svegliare i vostri figli
prima che i loro sogni si trasformino in rimpianti disperati.
E torno quel che ero, torno a gridare
“non sia per voi la vita il sordo rotolare
del nottambulo tra la veglia e il sonno”.
E torna l’alba, torna il sole a svegliare
ombre assonnate e bave luccicanti
A volte un albero in piazza per scalare una montagna.
A volte un sudicio scalino per sedersi e piangere.
Gesticolo, mi sbraccio quasi danzo.

  • Marcello Comitini
    Formule dell’anima, 2011 © Edizioni Caffè Tergeste

15 pensieri su “MARCELLO COMITINI – IL FOLLE”

  1. Bene hai fatto ,Luigi ad accompagnare la tua lettura con l‘immagine di una donna folle. Chi nella nostra memoria più folle di Cassandra? Chi più folle dei profeti, quelli di memoria biblica e storica ? Perché i folli sono profeti così come i profeti sono folli. E folli lo sono anche i poeti: folli e inascoltati, temuti anche se molti dicono amati. Ma come si può amare colui che al di là delle apparenze vede la sostanza dell’essere dell’uomo, della natura e di quanto costruito dagli uomini? Il folle di questa poesia sale su un albero e vede le città come desolati pianeti le cui strade sono percorse dai fari illuminati delle auto, simbolo di gioia e di piacere. E si rivolge alle madri che, simili a Cassandra, invocano i loro figli di non cadere vittime delle illusioni e del vivere in leggerezza.
    Ma il folle sa di essere inascoltato. Nulla gli rimane se non la propria follia.
    Come sempre, Luigi, sei entrato col cuore nel cuore di questi versi. Grazie della tua voce e della tua passione, che sono per me dei continui doni che suscitano ammirazione, la mia e dei tantissimi che ti seguono e ti ascoltano. Doni che mi richiamano al mio dovere di continuare a scrivere versi.

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    1. Ti ringrazio, Marcello, per questa tua nota, cogliendo il mio tentativo di estendere, con l’aiuto dell’immagine il tema della follia…e folle sei tu, Poeta, appasionato indagatore della “sostanza dell’essere dell’uomo”, pur se inascoltato, come è destino dei profeti, devi continuare a scrivere liriche, fino all’ultimo respiro.

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  2. L’ha ripubblicato su marcellocomitinie ha commentato:
    Faccio precedere questo reblog dal commento di Diego Bruschi:

    “Bel poeta davvero il Marcello Comitini. Poesia di grande forza espressiva. Dai movimenti del folle, dalla danza enigmatica del suo giorno si passa alla descrizione cromatica, un paesaggio urbano reso assai bene, qui ad esempio la sera della città è resa con efficacia e stile

    È la città che vedo,
    
un affollarsi d’ombre uno sfilare di lucenti bave,
    
linfa frenetica che scorre nelle strade

    e nella notte luccicando appare

    ricca di gioie e di piacere,

    senza rancori né inquietudini, senza rimorsi e senza colpe.

    E poi lo squarcio, dall’oblìo della follia, reso possibile dal freddo della tramontana, e poi la chiusura, il ritorno della follìa, con un accenno nietzschiano, beffardo e potente, alla danza.

    L’ottima lettura di Luigi Maria Corsanico, che valorizza, da par suo.”
    Ringrazio Luigi della lettura e Diego del commento

    Piace a 1 persona

  3. Meravigliosa! un dipinto, un quadro entro il quale ti pare di vederla questa figura che nella sua lucida follia vede ciò che i comuni mortali non vedono. Commovente la passione, Luigi, che infondi in questi versi di rara bellezza ed umanità.
    Complimenti!

    Piace a 1 persona

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