HART CRANE – GIARDINO ASTRATTO

Hart Crane
Giardino astratto

Garden abstract /White Buildings
Poems by Hart Crane”. New York, 1926
Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Martina dal Brollo,
Donna Albero, 2010
http://www.martinadalbrollo.com/

Chet Baker – I’m Fool To Want You
Theaterhaus Jazztage
Stuttgart Germany
Live – April 1st, 1988

~~~~~~~

La mela sul ramo è il suo desiderio,—
Sospensione splendente, imitazione del sole.
Il ramo ha trattenuto il respiro e la sua voce,
sordamente scandita sopra di lei nell’inclinarsi
e nell’ascendere di ramo su ramo, le offusca gli occhi.
È prigioniera dell’albero e delle sue dita verdi.

E così giunge a sognare d’essere essa stessa l’albero,
posseduta dal vento, che tesse le sue giovani vene,
la tiene al cielo e al suo vivace azzurro,
immergendo la febbre delle sue mani nella luce del sole.
Non ha memoria, né paura, né speranza
Se non l’erba e le ombre ai suoi piedi.

6 pensieri su “HART CRANE – GIARDINO ASTRATTO”

  1. la poesia ha un notevole fascino, vorrei sapere se la mela è metafora allusiva della condizione umana, così erronea nel capire ciò che si è veramente ma allo stesso tempo così catturata ed ammaliata dalla luce, dalla vita, rappresentata dalla linfa dell’albero;
    carissimo Luigi Maria, puoi darmi la tua spiegazione su questi suggestivi versi?

    Piace a 1 persona

    1. Carissimo Diego, non conoscevo questo Poeta e mi imbattei per caso in questi versi; volli approfondire, come faccio sempre prima di recitare e trovai una introduzione a “White Buildings”, la raccolta che contiene a punto “Giardino astratto”: “”” Daniel Mark Epstein chiama i versi di Hart Crane “assalti alla logica” ed è una definizione ben allineata a quella di Waldo Frank che a sua volta li inquadrava in “una superba espressione del caos”. Non c’è alcun dubbio che la poesia di Hart Crane sia un Giardino astratto, popolato da immagini e associazioni forti ed eccentriche che mettono in rilievo le parole, le levigano e le lasciano libere di mutare “cavalcando spontaneità che formano le loro orbite indipendenti”, come dice un verso in Le mele della domenica mattina.””” Io sono solo un lettore e quindi non oso esprimere spiegazioni dotte, mi affido piuttosto, in questo caso, alla musicalità, al ritmo (per questo ho scelto un pezzo di Chet Baker), al fascino dei versi e credo che la tua interpretazione – come metafora della condizione umana, prigioniera delle proprie esperienze, spesso indotte dalle circostanze, da fattori esterni alla volontà, dai condizionamenti familiari e dall’ambiente in cui viviamo – sia molto centrata, una tensione verso quel desiderio di libertà, di possibilità creativa… senza memoria, paura, né speranza. Perdona la pochezza delle mie parole. Sarebbe bello potersi confrontare di persona, chissà quante altre considerazioni, al tavolo di un bar, sorseggiando versi e buon vino… Ti abbraccio!
      Luigi Maria

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...