Pierluigi Cappello – I vostri nomi

Pierluigi Cappello – I vostri nomi
da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vivaldi – Concerto No.3 ‘L’Autunno’ Adagio Molto
Le Quattro Stagioni
I Musici, Pina Carmirelli

Immagini dal web di proprietà degli Autori

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Ieri sono passato a trovarti, papà,
la luce in questi giorni non è tagliata dall’ombra
negli alberi senza vento c’è l’odore secco dell’aria
per come posso, ti ho portato il racconto dei temporali,
l’odore di inverno sulle tempie
a Chiusaforte è nevicato, nevica sempre
e le fontane sono ghiacciate
penso, per qualche momento, che tu sia ancora lassú
ad accatastare legna con cura
e non in luoghi come questi
la casa di riposo con la pista per le bocce
dove state raccolti come le foglie nel parco
uniti nell’attesa, lontani dalle città assediate.
Dicevate domani, dicevate questo è il figlio
e con il silenzio del fischio nella bufera
i vostri nomi sono andati via
voi che siete stati popolo e ombra
remissione e forza
il tuo nome, papà, e quello di Bruno, che non era un’antilope
e tirava sassate al pettirosso sul ramo piú alto
o quello di Giordano, o quello di Cesare, o quello di Alfredo, l’artigliere
o quello di quelli che, come te, sono stati bambini
che hanno detto domani.
E adesso non è troppo dire
quanto poche sono le foglie cadute
sui giorni di novembre
per dire cos’è l’inverno negli occhi mentre viene
tutto il poco possibile è qui,
nei vostri corpi piegati come l’ulivo
sulle vostre facce di monete graffiate
in questo spazio, in questo tempo confusi
come il cielo e la terra quando nevica,
e se c’è un’uscita, papà, anche se non posso dire domani,
la sua luce sulla soglia
è questo stare dei tuoi occhi dentro i miei
questo pensarvi vivi, liberi e scalzi
le tasche piene di sassi, la memoria di voi
che trema in noi
come una stella incoronata di buio.

10 pensieri su “Pierluigi Cappello – I vostri nomi”

  1. Luigi!
    Non so se è la dolcezza dei versi di Pierluigi, o l’infinita tenerezza della tua voce ma… m’è scesa una lacrimuccia. E meno male che non mi vede nessuno… che stare con le cuffie nelle orecchie e gli occhi al pc e piangere… non è molto dignitoso!

    Ti abbraccio fortissimo!
    E grazie!

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    1. Piangere non è segno di fragilità, ma un moto dell’animo, che esprime a volte anche la gioia e molto più spesso il dolore, però la commozione tua è partecipazione al pensiero del Poeta. Oggi pensavo in modo particolare a mio padre, ai suoi racconti di un secolo fa e ho ritrovato in questa lettura un’emozione fortissima. Grazie, carissima Lucia, per aver condiviso emozionandoti, ti sono grato davvero. Un abbraccio! 🌼🙏

      Piace a 1 persona

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