Marcello Comitini – La città del ricordo

Marcello Comitini
La città del ricordo
©20/09/2022

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Catania skyline in watercolor background
Pablo Romero / Professional photographer
CEV Madrid Art School of Huelva

Erik Satie, Gnossienne n.1
Ulrich Schröder, Praful – Solo Live in Amsterdam 2014

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È in fondo al senso della vita
la città dei ricordi e dei miei versi
distesa tra le braccia nere del vulcano
amata dal luminoso sorriso del mare
il ventre aperto per mostrarsi più bella.
Ma è una ferita che la squarcia
come un vitello appeso al chiodo da anni
infetta di sporcizia e mosche.
Il mio tenue ricordo è in quella strada
avida di negozi eleganti
un fascio di luce
che unisce il sole il mare e la neve
nella memoria immobile a guardarla
come un lungo cero acceso.
Risuona incurante delle chiacchiere
dei sorrisi perfidamente ammiccanti
delle signore eleganti appassite
dentro i loro abiti di primavere lontane
sedute ai bar a sfogliare le loro memorie
e di giovani appoggiati ai muri che guardano
le ragazze orgogliose dei loro amori
impressi sulle bocche rosse
nei lunghi capelli neri
e nella notte splendente dei loro occhi.
La città del ricordo impetuoso
appartiene a mia madre
che attraversa pudica e indignata
la rete dei vicoli viscidi lastricati d’umido
tra donne dai seni straripanti di neve
a guardarla come una santa
coi suoi gioielli in ciascuna mano.
E io curioso a scrutare le loro mammelle
riverse fuori dai nidi vuoti
che la notte ospitano lupi e sirene
odorose di sperma e sudori.
Chi mi aveva insegnato a vedere
quel vivere di giorno invisibile?
Era la voce sanguinante del mio quartiere
di fianco a quella ferita, erano gli sguardi
rochi degli uomini con le mani in tasca
e la camicia sbottonata sul petto
che offrono le loro donne al passante
e le preservano dai piaceri dell’amore.
Guardavo desideravo sognavo
con l’innocenza del giusto Giuseppe
che sfugge alle braccia della vogliosa Zuleika.
Eppure le amo ancora quelle
che bisbigliavano d’alcove
al giovane sognante gli occhi ardenti
di una ragazza acerba.
Nel ricordo più intenso appaiono strade
straripanti d’uomini in tuniche bianche
ch’esultano per gli occhi rivolti al cielo
di quell’altra ragazza acerba
dai seni dilaniati dall’amore canceroso.
Veniva di notte
e versava nella mia bocca
il latte dalle sue mammelle
miracolosamente vergini. Fontana divina
in un viale fiorito
che m’invitava a bere il suo miele
il miele per riconoscere i viali
e le fontane da cui zampilla l’amore.
Li percorrevo
in compagnia di silenziose amiche
visi languidi fontane vivaci
che nascondevano i sentimenti a occhi bassi.
I viali mi apparivano falsamente fioriti
l’amore una ferita inguaribile
e il mio dolore il dolore del mondo.
Strade viali vicoli
sono le viscere della mia memoria
intenerita dalla lontananza
dal desiderio amaro di non tornare.

Marcello Comitini – La città del ricordo ©20/09/2022

9 pensieri su “Marcello Comitini – La città del ricordo”

  1. Carissimo Luigi, questa città dei ricordi ci affratella come due viandanti che, pur distanti fra loro, percorrono le medesime strade, con i medesimi sogni, le medesime malinconie e le medesime delusioni e sconfitte, ma anche le medesime dolcezze che accompagnano la memoria. O forse sono esperienze comuni a tutti coloro che si fermano a pensare. Questi sono la riflessioni che la tua voce suscita, come se i versi che pronunci non fossero i miei ma tuoi, perché il loro suono scaturisce dal tuo animo. La città è Catania di quella Sicilia che anche tu hai vissuto e amata. Una città che non hai conosciuto, eppure nel leggere questi versi chi ti ascolta percepisce chiaramente che la vedi e la senti dentro di te e che lo accompagni in questa visita. I viandanti non siamo più tu e io, ma quella folla, piccola o grande che sia, in ascolto della tua voce.
    Inutile dirti che l’immagine che illustra il video è stupenda: la tua capacità di accompagnare le tue letture con immagini appropriate, è stupefacente. Ne rimango ogni volta affascinato. Non mi resta dunque che ringraziarti dal profondo del mio cuore, anche se già sai quanto io ti sia profondamente grato di ogni tua lettura, che ricevo in me come uno splendido dono.

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    1. Carissimo Marcello, posso solo dirti Grazie, grazie per ogni verso, per le emozioni e anche per i ricordi, in particolare un breve periodo che ci vide vicini e sconosciuti: abitai a Catania per alcuni mesi del 1954…Come vedi le misteriose radici hanno prodotto alberi i cui rami lunghissimi si sono intrecciati dopo tanti decenni…Ti abbraccio con affetto fraterno!

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      1. Che bella immagine, carissimo Luigi: misteriose radici che producono alberi dai rami lunghissimi. E quanto è vera questa tua immagine. Gli alberi che poi riescono a intrecciare i loro rami anche per infinite distanze. Grazie di cuore per l’abbraccio affettuosamente fraterno. Ricambio con altrettanto affetto 🙏🤗

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  2. Uno spaccato della città di Catania emerge nei ricordi dell’autore, primo il vulcano Etna con la sua sciara di fuoco che diviene pietra lavica, di cui sono lastricate le strade. I vicoli, i grandi viali, le donne del popolo. Le eleganti signore attempate, le attitudini della vita di ogni giorno che, viene affrontata da ognuno a proprio modo. Gli uomini che vendono l’amore delle passeggiatrici che , efeumisticamente proteggono. Da questi versi emerge la nostalgia per la propria terra e anche il dispiacere di non farci più ritorno. Versi molto apprezzati!

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