PRIMO LEVI E L’ODIO

Non molti anni dopo, l’Europa e l’Italia si sono accorte che questa era un’ingenua illusione: il fascismo era ben lontano dall’essere morto, era soltanto nascosto, stava facendo la sua muta per ricomparire in una veste nuova.”

Nel 1976, Primo Levi scrisse un’appendice per l’edizione scolastica di “Se questo è un uomo” per rispondere alle domande che gli venivano costantemente rivolte dai lettori studenti.

  • Nel Suo libro non si trovano espressioni di odio nei confronti dei tedeschi, né rancore, né desiderio di vendetta. Li ha perdonati?

Primo Levi e l’odio

Lettura di Luigi Maria Corsanico

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“Non sono facile all’odio: lo ritengo un sentimento animalesco e rozzo e preferisco che le mie azioni e i miei pensieri, nel limite del possibile, nascano dalla ragione.
Per questo motivo non ho mai coltivato l’odio come desiderio primitivo di rivalsa, di sofferenza inflitta al mio nemico vero o presunto, di vendetta privata.
Devo aggiungere che, per quanto posso vedere, l’odio è un sentimento personale: è rivolto contro una persona, un nome o un viso.
I nostri persecutori nazisti non avevano viso, né nome: erano lontani, invisibili, inaccessibili; prudentemente, il sistema nazista faceva sì che i contatti diretti fra gli schiavi e i signori fossero ridotti al minimo.
Dopo la guerra, inoltre, il nazismo e il fascismo sembravano giustamente e meritatamente tornati nel nulla, svaniti come un sogno mostruoso, così come spariscono i fantasmi al canto del gallo.
Come avrei potuto coltivare rancore o volere vendetta contro una schiera di fantasmi?
Non molti anni dopo, l’Europa e l’Italia si sono accorte che questa era un’ingenua illusione: il fascismo era ben lontano dall’essere morto, era soltanto nascosto, stava facendo la sua muta per ricomparire in una veste nuova, un po’ meno riconoscibile e un po’ più rispettabile, più adatta al nuovo mondo che era uscito dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, che esso stesso aveva provocata.
Devo confessare che davanti a certi visi non nuovi, a certe vecchie bugie, a certe figure in cerca di rispettabilità, a certe indulgenze e connivenze, provo la tentazione dell’odio con una certa violenza.
Ma io non sono un fascista: io credo nella ragione e nella discussione come supremi strumenti di progresso, e perciò all’odio antepongo la giustizia.”

Primo Levi

6 pensieri su “PRIMO LEVI E L’ODIO”

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