Oggi mi sono svegliato molto presto… – Fernando Pessoa

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

A cura di Valeria Tocco
OSCAR MONDADORI

Oggi mi sono svegliato molto presto…
Acordei hoje muito cedo…[1929]
Pessoa, Fernando, 1888-1935.
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.Vol.I. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.) Lisboa: Ática, 1982.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Frammenti
L.M.Corsanico, piano

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Oggi mi sono svegliato molto presto, in un impeto confuso, e mi sono alzato lentamente dal letto, oppresso da un tedio incomprensibile. Non era stato causato da nessun sogno; nessuna realtà avrebbe potuto causarlo. Era un tedio assoluto e completo, ma fondato su qualcosa. Nel profondo oscuro della mia anima, invisibili, combattevano forze sconosciute e il mio essere era il campo di battaglia, e tutto me stesso tremava per lo scontro ignoto. Una nausea fisica verso la vita intera era sorta al mio risveglio. Un orrore di dover vivere si era alzato con me dal letto. Tutto mi è parso vuoto e ho avuto la fredda impressione che non esiste soluzione per nessun problema.
Un’enorme inquietudine mi faceva fremere a ogni piccolo gesto. Ho avuto timore non di impazzire, ma di venire inghiottito da quel pazzo posto. Il mio corpo era un grido latente. Il mio cuore batteva come se singhiozzasse.
A passi lunghi e falsi, che invano avevo cercato di rendere diversi, ho percorso, scalzo, la lunghezza della piccola stanza e la diagonale vuota della stanza interna, con la porta sull’angolo che dà sul corridoio. Con movimenti incoerenti e imprecisi ho toccato le spazzole sopra il comò, ho spostato una sedia, e una volta ho pure sbattuto la mano ondeggiante contro il ferro ruvido dei piedi del letto inglese. Ho acceso una sigaretta che ho fumato senza rendermene conto, e solo quando ho visto cadere la cenere sul cuscino – ma come è possibile, se non mi ci ero chinato sopra? – ho compreso di essere posseduto, o una cosa simile, nel mio essere, anche se non nel vero senso della parola, e che la coscienza che avrei dovuto avere di me si era alternata all’abisso.
Ho ricevuto l’annuncio del mattino, la poca luce fredda che getta un vago azzurro bianco sull’orizzonte che si rivela, come un bacio di gratitudine delle cose. Perché quella luce, quel giorno reale, mi liberava, mi liberava da non so cosa, porgeva il braccio alla mia vecchiaia ignota, accarezzava la mia infanzia posticcia, proteggeva il riposo mendico della mia sensibilità dilagante.
Ah, che mattino è mai questo, che mi risveglia di fronte alla stupidità della vita e alla sua grande tenerezza! Quasi piango vedendo rischiararsi davanti a me, sotto di me, la mia vecchia strada stretta, e quando la serranda della drogheria all’angolo si intravede già nel suo marrone scuro alla luce che inizia a traboccare, il mio cuore prova un sollievo da fiaba di fate reali e comincia a conoscere la sicurezza di non sentirsi.
Che mattino, questa angoscia! E quali ombre si allontanano? E quali misteri ci sono stati? Nulla: il suono del primo tram è come un fiammifero che illumina l’oscurità dell’anima e il calpestio forte del mio primo passante rappresenta la realtà concreta che mi esorta, con voce amichevole, a non stare così.

PIER PAOLO PASOLINI – LA RICERCA DI UNA CASA

LA RICERCA DI UNA CASA
Pier Paolo Pasolini

Poesia
in forma di rosa
(1961-1964)
Aldo Garzanti Editore, 1964

SOUNDS&VOICE PROJECT
Neu Musik Duett “Sguardi” ℗2023
Guido Mazzon, tromba
Marta Sacchi, keyboard

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico

FERLINGHETTI&NIETZSCHE

FERLINGHETTI&NIETZSCHE


SOUNDS&VOICE PROJECT

Neu Musik Duett “Fil Rouge” ℗2023
Guido Mazzon, tromba
Marta Sacchi, piano

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico

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Lawrence Ferlinghetti – FA’ VEDERE A TUO FIGLIO…
Scoppi urla risate
titolo originale: Blasts Cries Laughter
traduzione di Damiano Abeni
Lawrence Ferlinghetti, 2014. Published by arrangement
with The Italian Literary Agency and City Lights Books
SUR, 2019

Friedrich Nietzsche
Al di là del bene e del male
Preludio a una filosofia dell’avvenire
Capitolo settimo
Le nostre virtù
A cura di Susanna Mati
Traduzione di Susanna Mati e Omar Abu Dbei


BIAGINA DANIELI – LEI

BIAGINA DANIELI
LEI

biaginadanieli©lei.15.12.2022
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Chet Baker Quartet
No Problem – 1980
immagine dal web

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Lei è sempre un sasso
scagliato con violenza.
quando colpisce
fa male, quando sta a terra
inciampi. ti raggiunge,
ti tocca e fai il conto.
non è mai economico.
quello del destino
è salato che brucia.
non si spegne la sete vera
con acqua di rubinetto.
dovresti salire in cima
e bere acqua ad alta quota.
già la fatica, è fatica
incamminarsi. non è
da tutti e nemmeno per tutti.
bisogna scegliersi e
accettare i dolori alle gambe,
non aver paura del fiato corto.
avere una buona dose di
resistenza. a mente
si ripetono le tabelline,
quella del sette e dell’otto
richiedono concentrazione.
i maschietti le usano per durare
di più come se fosse necessario.
alla fine, per concludere, il passo
è fondamentale. dovrebbe essere
costante e ritmico, senza accelerazioni,
senza rallentare. è il modo
migliore per arrivare
dove Lei aspetta. Lei
è femmina ma non donna.
è un tutto, forse amante.
la si ama anche quando
è pesante. anche quando
il sasso colpisce
allo stomaco e fa
chinare il capo.
biaginadanieli©lei
Anzio, 15 dicembre 2022

Arsenij Tarkovskij-Fëdor Dostoevskij-Sergej Esenin-Iosif Brodskij-Vladimir Majakovskij-Evgenij Evtušenko-Andrej Dement’ev-Konstantin Simonov-Michail Lermontov

EUGENIO MONTALE – I LIMONI

REGISTRAZIONE DEL 14 SETTEMBRE 2016

Eugenio Montale, Ossi di seppia, Piero Gobetti Edizioni, Torino, 1925.
Movimenti
I limoni

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Citrons sur une branche

Claude Monet, 1884

Claude Debussy
Prelude No.4
Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir
Krystian Zimerman

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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Salvatore Quasimodo – Fatta buio ed altezza

Salvatore Quasimodo
Fatta buio ed altezza

da “Oboe sommerso”(1930-1932),
in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

Lettura di Luigi Maria Corsanico

da: Antiche arie e danze per liuto
Ignoto: Siciliana (Fine sec.XVI) – Andantino
Trascrizione per piano di Ottorino Respighi
Joel Hastings, piano

The Echo, by Julia Margaret Cameron

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Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso, a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi,
fatta buio ed altezza.

Giacomo Leopardi – Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere

Operette morali
di Giacomo Leopardi
Letteratura italiana Einaudi

Edizione di riferimento:
Canti, con una scelta da «Le operette morali, I
pensieri, Gli appunti, Lo zibaldone, a cura di
Francesco Flora, Milano 1959

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, divise tra dialoghi e novelle dallo stile medio e ironico, scritte tra il 1824 ed il 1832.
Sono state pubblicate definitivamente a Napoli nel 1835, dopo due edizioni intermedie nel 1827 e nel 1834.

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Venditore: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere: Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore: Sì signore.
Passeggere: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore: Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere: Come quest’anno passato?
Venditore: Più più assai.
Passeggere: Come quello di là?
Venditore: Più più, illustrissimo.
Passeggere: Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore: Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore: Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere: A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore: Io? non saprei.
Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore: No in verità, illustrissimo.
Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa.
Passeggere: Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore: Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere: Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore: Cotesto non vorrei.
Passeggere: Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore: Lo credo cotesto.
Passeggere: Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore: Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere: Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore: Appunto.
Passeggere: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore: Speriamo.
Passeggere: Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore: Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere: Ecco trenta soldi.
Venditore: Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

EDUARDO DE FILIPPO – NCOPP’ A STA TERRA

EDUARDO DE FILIPPO – NCOPP’ A STA TERRA (1970)
da “Le poesie di Eduardo” Giulio Einaudi Editore – 1975

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie, Gymnopedie N. 1 per due chitarre
Boris Bagger
Roman Hernitscheck

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Te pare luongo n’anno
e passa ambressa;
quann’è passato se ne va luntano;
ne passa n’ato
e quanno se n’è gghiuto
corre pur’isso nziem’ a chillo ‘e primma,
e nzieme a n’ati cinche
vinte
trenta
se ne vanno pè ll’aria
ncopp’ ‘e nnuvole.
E ‘a llà tu siente comm’ a nu frastuono
ch’è sempe ‘o stesso
‘a quanno ‘o munno è munno
ncopp’ a sta terra:
comme si fosse ‘a banda d’ ‘o paese
ca scassèa mmiez’ ‘o vico
e s’alluntana.
Trase int’ ‘e rrecchie quanno sta passanno
e nun ‘a siente cchiú quann’è passata.
Ma na cosa te resta:
sa che te rummane?
Te rummane ‘o ricordo ‘e nu mutivo
comme fosse na musica sperduta
‘e nu suonno scurdato,
ca t’è paruto vivo
chiaro cchiù d’ ‘o ccristallo
dint’ ‘o suonno
e nun ‘o può cuntà quanno te scite
manc’a te stesso,
tanto è fatto ‘e niente.

1970, Ncopp’ a sta terra

MARCELLO COMITINI – SULL’ERBA

MARCELLO COMITINI – SULL’ERBA

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Salvador Dalí, Reminiscenze archeologiche dell’Angelus di Millet, 1933 – 1935 / St. Petersburg, The Salvador Dali Museum

Jocy de Oliveira – Solaris (1988)
Instrumentation oboe and tape
Ricardo Rodrigues – oboe

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Disteso sull’erba dove il sole è più caldo
penso che un giorno nutrirò la terra
e l’erba crescerà più verde.
Penso che la morte improvvisa
è la giovane donna
che inattesa mi viene alle spalle
sorridendo mi copre gli occhi
con i boccioli freschi delle sue dita
mi posa un bacio sulle labbra
e mi conduce per mano
in un angolo appartato dove
tra pioppi e cipressi
i raggi d’oro al tramonto confortano
due corpi nudi.
Nuda mi donerà quel che la vita
col suo pudore non mi ha mai donato.
Come nessuna donna
succhierà dalla mia bocca
tutta la linfa dei miei sensi.
E quel profondo brivido
che scenderà dalle labbra lungo il corpo
dissolverà in una misteriosa luce
tutte le immagini vane.
Tra le sue braccia
inizierò il lungo viaggio
nel buio d’eterne gallerie
ricorderò quante volte ho atteso
in stazioni deserte quel treno
da cui sarebbe scesa
come se avesse le ali per corrermi incontro
e annullare gli eterni minuti dell’orologio
che segna soltanto le partenze e gli addii.
Abbracciati sul prato le sue carezze
come un vellutato mantello di pace
scioglieranno dal mio corpo
grumi di gioie illusorie
i desideri vani e feroci i dolori terribili
e dall’animo ogni tormento.
Sarò il bambino
che dorme felice sul prato.

marcellocomitini©sullerba.17.12.2022