DINO CAMPANA – LA CHIMERA

REGISTRAZIONE DEL 18 SETTEMBRE 2016

Dino Campana (1885-1932)
La Chimera
Canti Orfici (1914)

Intepretazione di Luigi Maria Corsanico

Giorgio De Chirico
L’enigma dell’oracolo (1910)

Arnold Schönberg: Notturno (1896)
Orchester der CLW Wien – Dirigent: Arno Hartmann

Pagine manoscritte originali
della prima stesura del 1913

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Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m’apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina o Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose,
Regina de la Melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l’immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

DINO CAMPANA – I. «Il tempo miserabile consumi»

DINO CAMPANA (Marradi, 20 agosto 1885Scandicci, 1º marzo 1932)
I. «Il tempo miserabile consumi»
Quaderno, 1912
Quaderno. Ritrovato dal fratello Manlio e contenente 43 composizioni,
fu consegnato ad Enrico Falqui che ne curò la pubblicazione nel 1942.

DINO CAMPANA
INEDITI
a cura di Enrico Falqui
Firenze, Vallecchi, 1942

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arnold Schönberg
Phantasy for Violin with Piano Accompaniment, Op. 47 (excerpt)
Movses Pogossian, violin
Jocelyn Ho, piano

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Quaderno
I. «Il tempo miserabile consumi»

Il tempo miserabile consumi
Me, la mia gioia e tutta la speranza
Venga la morte pallida e mi dica
Pàrtiti figlio.
Un dopopranzo, sdraiato sull’erba
Pieno di cibi e di languore, anch’io
Alla donna insaziata e battagliera,
E ben lontana,
Avrei fatto dei versi deliziosi:
Mi rose e avvelenò fin dall’infanzia
Una cucina perfida e nefanda
Il gusto fine.
La morte magra e seria ha nella voce
Un’armonia che pure io gusto tutta
Ma il mondo grasso l’ha scomunicata
E la disprezza
I ricchi son potenti al giorno d’oggi
Fanno le leggi e decretan la fame
Ai poveretti che cercan nel mondo
Un ideale
L’ideale emaciato e affievolito
Va con occhi infantili ed incosciente
Vende [- – -]
Pei lupanari
Per non toccarlo s’alzan la sottana
Le donne. I bruti ànno violato l’ora
Sacra che passa e che darà un domani
Fulgido enorme
I frenetici i pazzi su dal suolo
Nascono come funghi dopo pioggia
E ai loro tuoni di teatro buffo
Rispondono profondi
I gravi rospi e le ranocchie tenere
In melopea, dal lume della luna
Madreparlacea sopra la putredine
Inebriati
O Morte o morte vecchio capitano
Ischeletrito stendi le falcate
Braccia e portami in stretta disperata
Verso le stelle
O muto e cieco reduce, tra il marmo
Delle tue braccia suoni la mia testa
Eletrizzata esausta come corda
Che si dirompe