MARCELLO COMITINI TRADUCE PESSOA

REGISTRAZIONE DEL 21 SETTEMBRE 2019

Fernando Pessoa
Poesie

Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesias Inéditas (1919-1930) Lisboa: Ática, 1956
Novas Poesias Inéditas. Lisboa: Ática, 1973

Dmitri Shostakovich
String Quartet No. 8 in C minor, Op. 110
1st movement (Largo)
Borodin String Quartet

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DEUS 3.6.1913

Avolte sono il dio che porto in me
E sono anche il dio, il credente e la preghiera
E il simulacro d’avorio
dove quel dio si smemora.

A volte sono solo un ateo
di quel dio che io sono quando mi esalto.
Vedo dentro me un intero cielo
ed è il puro vuoto di un cielo alto.

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22.11.1928

La speranza come un fiammifero ancora acceso,
L’ho lasciata cadere sul pavimento. Si è spenta sul pavimento illeso.
Il fallimento sociale del mio destino
L’ho riconosciuto, come un mendicante in prigione.

Ogni giorno mi trascina con qualcosa da sperare
Qualcosa che nessun giorno potrà dare.
Ogni giorno mi stanca con le sue speranze…
Ma vivere è sperare e stancarsi.

La promessa non sarà mai mantenuta
Perché nel promettere si è compiuto il destino.
Quello che si spera, se la speranza è entusiasmo,
È stato speso sperandolo, ed è già finito.

Quanta rivincita pensi contro il destino
Nemmeno i versi possono esprimerla. E il dado
Rotolato sotto il tavolo, la carta nascosta
Neppure il giocatore stanco li cerca.

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28.12.1928

La pallida luce della mattina d’inverno,
il molo e la ragione
non danno speranza, nemmeno una sola speranza,
al mio cuore.
Quel che deve essere,
sia che io lo desideri o meno.

Nel rumore del molo, nel turbinio del fiume
nella strada che si risveglia
niente più silenzio, nemmeno un nulla
per il mio sperare.
Quel che non deve essere
altrove sarà, se lo pensassi; tutto il resto è sognare.

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19 novembre 1935
Ultimo componimento poetico scritto da Fernando Pessoa undici giorni prima della morte.

Ci sono malattie peggiori delle malattie,
Ci sono dolori che non dolgono, nemmeno nell’anima,
Ma sono più dolorosi degli altri.
Ci sono angustie sognate più reali
Di quelle che la vita ci porta, ci sono sensazioni
Provate solo con l’immaginario
Che sono più nostre della nostra vita.
Ce ne sono così tante che, senza esistere,
esistono, esistono lungamente,
E lungamente sono nostre, siamo noi …
Sopra il verde torbido dell’ampio fiume
Gli archi bianchi dei gabbiani …
Sopra l’anima il volteggiare inutile
Di quel non era, né poteva essere, e questo è tutto.

Dammi più vino, perché la vita non è niente.

FERNANDO PESSOA – NOSTALGIA!

Fernando Pessoa – Nostalgia!
Fernando Pessoa
IL POETA È UN FINGITORE
Duecento citazioni scelte da Antonio Tabucchi
Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione nella collana “Universale Economica” gennaio 2001

Saudades!
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.
Vol.I. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.)
Lisboa: Ática, 1982

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie – 1ère Gymnopédie
Paul Barton, piano

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Nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente nelle mie strade abituali: se non li vedo più mi rattristo; eppure non mi sono stati niente, se non il simbolo di tutta la vita. Il vecchio anonimo dalle ghette sporche che mi incrociava quasi sempre alle nove e mezzo del mattino? Il venditore zoppo dei biglietti della lotteria che mi seccava senza successo? Il vecchietto tondo e rubizzo, col sigaro in bocca, che sostava sulla porta della tabaccheria? Il pallido tabaccaio? Cosa ne sarà di tutti costoro che, solo per averli sempre visti, hanno fatto parte della mia vita? Domani anch’io scomparirò da Rua da Prata, da Rua dos Douradores, da Rua dos Fanqueiros. Domani anch’io – l’anima che sente e pensa, l’universo che io sono per me stesso – sì, domani anch’io sarò soltanto uno che ha smesso di passare in queste strade, uno che altri evocheranno vagamente con un “che ne sarà stato di lui?”. E tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà niente di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.

Fernando Pessoa – La morte è la curva della strada

Fernando Pessoa
La morte è la curva della strada
A morte é a curva da estrada 23-5-1932

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesie
di Fernando Pessoa
A cura di Antonio Tabacchi e Maria José de Lancastre
ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO

Poesias. Fernando Pessoa. (Nota explicativa de João Gaspar Simões e Luiz de Montalvor.)
Lisboa: Ática, 1942 (15ª ed. 1995). – 142.

Erik Satie: Gymnopedie No 1 – for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute,
Balazs Kantor – cello,
Szilvia Elek – piano

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La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno si è smarrito.
Tutto è verità e cammino.

* * *

A morte é a curva da estrada,
Morrer é só não ser visto.
Se escuto, eu te oiço a passada
Existir como eu existo.

A terra é feita de céu.
A mentira não tem ninho.
Nunca ninguém se perdeu.
Tudo é verdade e caminho.

Fernando Pessoa – Oggi mi sono svegliato molto presto…

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

A cura di Valeria Tocco
OSCAR MONDADORI

Oggi mi sono svegliato molto presto…
Acordei hoje muito cedo…[1929]
Pessoa, Fernando, 1888-1935.
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.Vol.I. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.) Lisboa: Ática, 1982.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Frammenti
L.M.Corsanico, piano

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Oggi mi sono svegliato molto presto, in un impeto confuso, e mi sono alzato lentamente dal letto, oppresso da un tedio incomprensibile. Non era stato causato da nessun sogno; nessuna realtà avrebbe potuto causarlo. Era un tedio assoluto e completo, ma fondato su qualcosa. Nel profondo oscuro della mia anima, invisibili, combattevano forze sconosciute e il mio essere era il campo di battaglia, e tutto me stesso tremava per lo scontro ignoto. Una nausea fisica verso la vita intera era sorta al mio risveglio. Un orrore di dover vivere si era alzato con me dal letto. Tutto mi è parso vuoto e ho avuto la fredda impressione che non esiste soluzione per nessun problema.
Un’enorme inquietudine mi faceva fremere a ogni piccolo gesto. Ho avuto timore non di impazzire, ma di venire inghiottito da quel pazzo posto. Il mio corpo era un grido latente. Il mio cuore batteva come se singhiozzasse.
A passi lunghi e falsi, che invano avevo cercato di rendere diversi, ho percorso, scalzo, la lunghezza della piccola stanza e la diagonale vuota della stanza interna, con la porta sull’angolo che dà sul corridoio. Con movimenti incoerenti e imprecisi ho toccato le spazzole sopra il comò, ho spostato una sedia, e una volta ho pure sbattuto la mano ondeggiante contro il ferro ruvido dei piedi del letto inglese. Ho acceso una sigaretta che ho fumato senza rendermene conto, e solo quando ho visto cadere la cenere sul cuscino – ma come è possibile, se non mi ci ero chinato sopra? – ho compreso di essere posseduto, o una cosa simile, nel mio essere, anche se non nel vero senso della parola, e che la coscienza che avrei dovuto avere di me si era alternata all’abisso.
Ho ricevuto l’annuncio del mattino, la poca luce fredda che getta un vago azzurro bianco sull’orizzonte che si rivela, come un bacio di gratitudine delle cose. Perché quella luce, quel giorno reale, mi liberava, mi liberava da non so cosa, porgeva il braccio alla mia vecchiaia ignota, accarezzava la mia infanzia posticcia, proteggeva il riposo mendico della mia sensibilità dilagante.
Ah, che mattino è mai questo, che mi risveglia di fronte alla stupidità della vita e alla sua grande tenerezza! Quasi piango vedendo rischiararsi davanti a me, sotto di me, la mia vecchia strada stretta, e quando la serranda della drogheria all’angolo si intravede già nel suo marrone scuro alla luce che inizia a traboccare, il mio cuore prova un sollievo da fiaba di fate reali e comincia a conoscere la sicurezza di non sentirsi.
Che mattino, questa angoscia! E quali ombre si allontanano? E quali misteri ci sono stati? Nulla: il suono del primo tram è come un fiammifero che illumina l’oscurità dell’anima e il calpestio forte del mio primo passante rappresenta la realtà concreta che mi esorta, con voce amichevole, a non stare così.

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

La vita è un viaggio sperimentale, fatto involontariamente
A vida é uma viagem experimental, feita involuntariamente
Titolo originale: Livro do Desassossego
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
© 2006 Newton Compton editori s.r.l.

Lettura di Luigi Maria Corsanico, 16 aprile 2019

Opera pittorica
di Edgar Caracristi

Musica:
Merima Kljuco & Miroslav Tadic
‘Kraj Potoka Bistre Vode’

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La vita è un viaggio sperimentale, fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e siccome è lo spirito che viaggia, è in esso che si vive. Per questo, ci sono anime contemplative che sono vissute più intensamente, più estesamente, più tumultuosamente di altre che sono vissute esternamente. Il risultato è tutto. Ciò che si è sentito è stato ciò che si è vissuto. Si torna tanto stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Mai si è vissuto tanto come quando si è pensato molto.
Chi sta in un angolo della sala balla con tutti i ballerini. Vede tutto e, poiché vede tutto, vive tutto. Siccome tutto, in sintesi e definitivamente, è una nostra sensazione, il contatto con un corpo vale quanto la sua visione, o, perfino, il suo semplice ricordo. Danzo, quindi, quando vedo danzare. Dico, come il poeta inglese che narrando, sdraiato su un lontano prato, contemplava tre mietitori: «Un quarto uomo sta mietendo, e quello sono io».
Tutto questo, detto come è sentito, viene a proposito della grande stanchezza, apparentemente senza causa, che è scesa d’improvviso su di me. Sono non solo stanco, ma rattristato, e tale tristezza mi è ugualmente ignota. Sono, per l’angustia, al limite delle lacrime – non delle lacrime del pianto, ma di quelle che si reprimono, lacrime di una malattia dell’anima, e non di un dolore sensibile.
Ho vissuto tanto senza avere vissuto! Ho pensato tanto senza avere pensato! Pesano su di me mondi di violenze statiche, di avventure avute senza muoversi. Sono stufo di ciò che non ho mai avuto né mai avrò, ho fastidio di dèi che non esistono. Porto con me le ferite di tutte le battaglie che non ho fatto. Il mio apparato muscolare è logorato dallo sforzo che neppure ho pensato di fare.
Spento, muto, nullo… Il cielo distante su un’estate morta, imperfetta. Lo guardo come se non fosse lì. Dormo ciò che penso, sto straiato camminando, soffro senza sentire. La mia grande nostalgia è di niente, è niente, come il cielo in alto che non vedo e che sto fissando impersonalmente.

23-6-1932

FERNANDO PESSOA-FRAMMENTO

Fernando Pessoa – La libertà è la possibilità dell’isolamento

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
con
Neu Musik Duett – “L’ancien cycle”
Guido Mazzon, tromba
Marta Sacchi, flauto sopranino

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

di Bernardo Soares
Frammento
Nel 1986, Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi
tradussero e curarono per Feltrinelli la prima edizione
italiana del Livro do Desassossego.

A liberdade é a possibilidade do isolamento.
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.Vol.II. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.)
Lisboa: Ática, 1982. – 456.

FERNANDO PESSOA – Questa vecchia angoscia

Fernando Pessoa – Questa vecchia angoscia
Esta velha angústia (16 giugno 1934 )

Voce di Luigi Maria Corsanico (26 gennaio 2018)

Fernando Pessoa,
Poesie di Álvaro de Campos,
a cura di Maria José de Lancastre,
traduzione di Antonio Tabucchi,
Biblioteca Adelphi, 1993, 5ª ediz.

Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental
Gustavo Tavares – Cello
Nelson Faria – Violão

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Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.

È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…

Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo a freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…

Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.

Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?

Scoppia, cuore di vetro dipinto!

FERNANDO PESSOA – Sono stato amato veramente soltanto una volta

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

A cura di Valeria Tocco
OSCAR MONDADORI

Pessoa, Fernando, 1888-1935.
Livro do desassossego : composto por Bernardo Soares,
ajudante de guarda-livros na cidade de Lisboa / Fernando Pessoa;
organização Richard Zenith. – 3ª edição – São Paulo : Companhia das Letras, 2011

Frammento 297 (235)
Sono stato amato veramente soltanto una volta
Só uma vez fui verdadeiramente amado [1930]

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt – Tabula Rasa, II. Silentium – Senza moto (excerpt)
Gidon Kremer (violin).
Tatjana Grindenko (violin).
Alfred Schnittke (prepared piano).
Lithuanian Chamber Orchestra – Saulius Sondeckis

Fernando Pessoa – Magnificat

REGISTRAZIONE DEL 6 DICEMBRE 2015

Fernando Pessoa – Magnificat
7 novembre 1933
FERNANDO PESSOA
POESIE DI
ÁLVARO DE CAMPOS
A cura di Maria José de Lancastre
Traduzione di Antonio Tabucchi
ADELPHI EDIZIONI
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Pianoforte, da: Zbigniew Preisner – Trois Couleurs Bleu -Van Den Budenmayer (Elaborazione ed esecuzione di L.M.Corsanico)

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Quando passerà questa notte interna, l’universo,
e io, l’anima mia, avrò il mio giorno?
Quando mi desterò dall’essere desto?
Non so. Il sole brilla alto:
impossibile guardarlo.
Le stelle ammiccano fredde:
impossibile contarle.
Il cuore batte estraneo:
impossibile ascoltarlo.
Quando finirà questo dramma senza teatro,
o questo teatro senza dramma,
e potrò tornare a casa?
Dove? Come? Quando?
Gatto che mi fissi con occhi di vita, chi hai là in fondo?
Si, sì, è lui!
Lui, come Giosuè, farà fermare il sole e io mi sveglierò;
e allora sarà giorno.
Sorridi nel sonno, anima mia!
Sorridi, anima mia: sarà giorno!

E FINALMENTE MI QUIETO – FERNANDO PESSOA

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento / 199 (369)
E finalmente mi quieto. 5.6.1934 (Sossego enfim)
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Samuel Barber, String Quartet Op. 11.
Dover Quartet

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E finalmente mi quieto. Dissipazioni e ricordi svaniscono dalla mia anima come se non fossero mai esistiti. Resto solo e calmo. Vivo questo momento come se fosse il momento di una conversione religiosa. Eppure non c’è nulla che mi attragga verso il trascendente, anche se nulla più mi lega all’immanente. Mi sento libero come se finissi di esistere conservandone la consapevolezza.
Mi quieto, sì, mi quieto. Una grande quiete, soave come un’inutilità, scende nel fondo del mio essere. Le pagine lette, i doveri compiuti, i passi e gli eventi del vivere: tutto si è trasformato in una vaga penombra, in un alone appena visibile che circonda qualcosa di tranquillo che non so definire. L’azione attraverso la quale a volte ho dimenticato l’anima; il pensiero, attraverso il quale a volte ho dimenticato l’azione; entrambi mi si trasformano in una sorta di tenerezza priva di sentimento, una compassione insulsa e vuota.
Non è questa giornata pigra e soave, nebbiosa e blanda. Non è questa brezza imperfetta, quasi nulla, poco più dell’aria. Non è il colore anonimo del cielo stancamente azzurro qua e là. No. No, perché non sento. Vedo senza intenzioni e senza soluzioni. Assisto attentamente a uno spettacolo che non esiste. Non avverto l’anima, soltanto la quiete. Le cose esterne, nitide e immobili, anche quelle che si muovono, sono per me come deve essere stato il mondo per Cristo quando dall’alto di tutto Satana lo tentò. Sono un nulla, eppure capisco che Cristo non si sia lasciato tentare. Sono un nulla, e non capisco come Satana, vecchio di tanta esperienza, si illudesse di tentarlo.
Scorri leggera, vita impercettibile, silenzioso ruscello che fugge sotto alberi dimenticati! Scorri blanda, anima sconosciuta, mormorio invisibile oltre i grandi rami caduti! Scorri inutile e senza ragione, consapevolezza che non è consapevole di niente, vaga luce in lontananza fra radure di foglie, che non sappiamo da dove viene né dove va! Scorri, scorri, e lasciami dimenticare!
Vago soffio di una cosa che non osò vivere, insipido sorso di una cosa che non poté sentire, mormorio inutile di una cosa che non volle pensare, vai lento, vai pigro, vai con i vortici che ti aspettano e lungo i declivi che incontrerai; vai verso l’ombra o verso la luce, fratello del mondo; vai verso la gloria o verso l’abisso, figlio del Caos e della Notte, ricordandoti ancora, in un qualche angolo di te stesso, che gli Dei sono venuti più tardi e che anche gli Dei passano.