Giuseppe Ungaretti – La madre

Giuseppe Ungaretti
La madre
“La madre” fa parte della raccolta Sentimento del tempo del 1933

Lettura di Luigi Maria Corsanico

“Prélude” di François Couperin (1668 – 1733)
Advent Chamber Orchestra
Stephen Balderson al violoncello

Dedicata a mia madre Angela (7 marzo 1926 – 24 agosto 2008)

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E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro

Giuseppe Ungaretti – Sono una creatura

Giuseppe Ungaretti
Sono una creatura

Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916

Vita d’un uomo
Tutte le poesie
Mondadori, 2005

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Robert Schumann, Bunte Blätter, Op.99
Albumblätter I: Ziemlich langsam, sehr gesangvoll
Vladimir Ashkenazy

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Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
La morte
si sconta
vivendo

Giuseppe Ungaretti – Se tu mio fratello

REGISTRAZIONE DEL 12 GIUGNO 2018

Giuseppe Ungaretti – Se tu mio fratello
Il Dolore

in Vita d’un uomo. Tutte le poesie
Mondadori, 2005

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Scriabin – Prelude op.11 No.22
Eduardo Fernandez, piano

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Se tu mi rivenissi incontro vivo,
Con la mano tesa,
Ancora potrei,
Di nuovo in uno slancio d’oblio, stringere,
Fratello, una mano.

Ma di te, di te piú non mi circondano
Che sogni, barlumi,
I fuochi senza fuoco del passato.

La memoria non svolge che le immagini
E a me stesso io stesso
Non sono già piú
Che l’annientante nulla del pensiero.

GIUSEPPE UNGARETTI – I FIUMI

REGISTRAZIONE DELL’OTTO DICEMBRE 2015

GIUSEPPE UNGARETTI
I FIUMI

“L’allegria” è una raccolta di poesie pubblicata da Giuseppe Ungaretti nel 1931. Il suo titolo originario era Allegria di naufragi.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Georg Friedrich Händel: Xerxes, Largo (Ombra mai fu)

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Cotici, il 16 agosto 1916

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna
Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato
L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino

Mi sono chinato a ricevere
Il sole
Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo
Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia
Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità
Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita
Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.
Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure
Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto
Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo
Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

Giuseppe Ungaretti – Girovago

REGISTRAZIONE DEL 16 GENNAIO 2016

Cerco un paese innocente

Giuseppe Ungaretti
Girovago

Campo di Mailly, maggio 1918
da: Allegria di naufragi
Editore: Vallecchi, Firenze (1919)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di
Edgar Caracristi ©

Brahms: Chorale-Prelude, Op. 122, No. 8
(“Es ist ein Ros’ entsprungen”)
(transcribed for orchestra by Erich Leinsdorf)

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In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente

GIUSEPPE UNGARETTI – SILENZIO

GIUSEPPE UNGARETTI – SILENZIO
Mariano il 27 giugno 1916

VITA D’UN UOMO
I
L’ALLEGRIA
1914-1919
POESIE DI G. UNGARETTI
A.MONDADORI ♦ EDITORE

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Melodia siciliana – Musica di Sergio Bertolami

Immagini dello Stretto di Messina

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Conosco una città

che ogni giorno s’empie di sole

e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio

delle cicale

Dal bastimento

verniciato di bianco

ho visto

la mia città sparire

lasciando

un poco

un abbraccio di lumi nell’aria torbida

sospesi

NATALE – GIUSEPPE UNGARETTI

Poteva mancare? Anche quest’anno ve la propongo; sarete stufi di ascoltarla, ma è…Natale! Auguri, un po’ stanchi, più malati, più vecchi, ma siamo ancora vivi… come dice la raccolta: “Allegria di naufragi”…


NATALE
GIUSEPPE UNGARETTI
, Allegria di naufragi (Firenze, Vallecchi 1919).
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Claude Debussy (Deux Romances, no.2)

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Napoli, il 26 dicembre 1916

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

Giuseppe Ungaretti – I ricordi

REGISTRATO L’OTTO DICEMBRE 2015

Giuseppe Ungaretti
I ricordi

da “Il Dolore (1937-1946), in “Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo”, “I Meridiani” Mondadori, 1969
Lettura e immagini di Luigi Maria Corsanico
Domenico Zipoli: Suite in sol minore- Sarabanda
al pianoforte L.M. Corsanico

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I ricordi, un inutile infinito,
Ma soli e uniti contro il mare, intatto
In mezzo a rantoli infiniti..

Il mare,
Voce d’una grandezza libera,
Ma innocenza nemica nei ricordi,
Rapido a cancellare le orme dolci
D’un pensiero fedele…

Il mare, le sue blandizie accidiose
Quanto feroci e quanto, quanto attese,
E alla loro agonia,
Presente sempre, rinnovata sempre,
Nel vigile pensiero l’agonia…

I ricordi,
Il riversarsi vano
Di sabbia che si muove
Senza pesare sulla sabbia,
Echi brevi protratti,
Senza voce echi degli addii
A minuti che parvero felici…

Giuseppe Ungaretti – Ragioni d’una poesia

Giuseppe Ungaretti
da: Ragioni d’una poesia
in: Giuseppe Ungaretti
Vita d’un uomo
Tutte le poesie
Arnoldo Mondadori Editore

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gymnopedie No 1
for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute
Balazs Kantor – cello
Szilvia Elek – piano

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Il poeta d’oggi ha il senso acuto della natura, è poeta che ha partecipato e che partecipa a rivolgimenti fra i più tremendi della storia. Da molto vicino ha provato e prova l’orrore e la verità della morte. Ha imparato ciò che vale l’istante nel quale conta solo l’istinto.
È uso a tale dimestichezza con la morte che senza fine la sua vita gli sembra naufragio. Non c’è oggetto che non glielo rifletta, il naufragio: è la sua vita stessa, da capo a fondo, quell’uno o quell’altro oggetto qualsiasi sul quale gli cade a caso lo sguardo. Non è in realtà, la sua, vita più che oggettiva – non è vita che resista al caso più del primo oggetto venuto.
È così effimero e teso il suo concentrarsi nell’attimo d’un oggetto che non saprebbe più immaginare misura. Ha avuto da costringere – questa è la sua avventura – nell’attimo d’un oggetto, l’eternità. Poi l’oggetto s’è alzato dall’inferno all’infinito d’una certezza divina.
Difatti, se l’uomo d’oggi è costretto a trarre la sua libertà fisica da soggezioni estremamente casuali, è impossibile che il poeta d’oggi non sia portato a tendersi verso una libertà etica decisiva.
Ecco come dal poeta è colta oggi la parola, una parola in istato di crisi – ecco come con sé la fa soffrire, come ne prova l’intensità, come nel buio l’alza, ferita di luce. Ecco un primo perché la sua poesia sanguina, è come uno schianto di nervi e delle ossa che apra il volo a fiori di fuoco, a cruda lucidità che per vertigine faccia salire l’espressione all’infinito distacco del sogno.
Ecco perché si muove la sua parola dalla necessità di strappare la maschera al reale, di restituire dignità alla natura, di riconferire alla natura la tragica maestà.

Ecco come un poeta d’oggi è uomo del suo tempo.