MARIO LUZI – ALLA MADRE

Mario Luzi – Alla madre, 1942
© Mario Luzi, Un brindisi, Sansoni, Firenze 1946

Lettura di Luigi Maria Corsanico (A mia madre Angela, 7 marzo 1926)

Alexander Scriabin
Prelude in B major, Op 11 No 1
Yuja Wang, piano

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Forse, infranto il mistero, nel chiarore
del mio ricordo un’ombra apparirai,
un nonnulla vestito di dolore.
Tu, non diversa, tu come non mai:

solo il paesaggio muterà colore.
In un nembo di cenere e di sole
identica, ma prossima al candore
del cielo passerai senza parole.

Io ti vedrò sussistere nel vago
degli sguardi serali, nel ritardo
dei fuochi che si spengono in un ago
di luce rossa a cui trema lo sguardo.
1942

Mario Luzi – Prima di primavera, ma poco

Pubblicato oggi nel blog “La poesia e lo spirito”:

https://www.lapoesiaelospirito.it/2022/03/02/luigi-maria-corsanico-legge-mario-luzi-15/#comment-304688

Mario Luzi – Prima di primavera, ma poco
Per il battesimo dei nostri frammenti, Garzanti, 1985

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gymnopedie No 1 – for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute
Balazs Kantor – cello
Szilvia Elek – piano

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Prima di primavera, ma poco,
si diffonde la sua acquosa luminescenza
e quel chiaro e quell’alone sui monti,
quel trepidare dell’aria, quel vibrare delle immagini
di là da quella garza
di indicibile festività, schermate
e accese da essa, quel fulgore
dell’effimero
esultante a un tratto di esserlo – vigilia,
vigilia incolmabile
di nessun avvenimento –
c’è
non so in quale ricordo,
ma c’è detta dall’erba
questa nota
di non so che perduto monocordio –
pensa lei raggiunta in tutte le cellule.

MARIO LUZI – NON ANDARTENE

Mario Luzi
Non andartene

da “Dottrina dell’estremo principiante”
Garzanti, Milano, 2004

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Samuel Barber – String Quartet in B minor Op. 11
Adagio
Dover Quartet

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Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata.

MARIO LUZI – SULLA RIVA

Mario Luzi – Sulla riva
ONORE DEL VERO
Neri Pozza Editore
Venezia
1957
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Robert Schumann, Bunte Blätter, Op.99
Albumblätter I: Ziemlich langsam, sehr gesangvoll
Vladimir Ashkenazy

Foto: Mareggiata sul molo Audace,Trieste (dal web)

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I pontili deserti scavalcano le ondate,
anche il lupo di mare si fa cupo.
Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,
tengo desta la stanza in cui mi trovo
all’oscuro di te e dei tuoi cari.

La brigata dispersa si raccoglie,
si conta dopo queste mareggiate.
Tu dove sei? ti spero in qualche porto…
L’uomo del faro esce con la barca,
scruta, perlustra, va verso l’aperto.
Il tempo e il mare hanno di queste pause.

MARIO LUZI – DI GENNAIO, DI NOTTE

Mario Luzi – Di gennaio, di notte
MARIO LUZI
QUADERNO GOTICO
VALLECCHI EDITORE – 1° gennaio 1947

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Franz Schubert: Piano Sonata No.20 in A, D.959 – 2. Andantino
Alfred Brendel, piano

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Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;

nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l’anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s’è quella l’agonia ch’è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,

e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d’un passaggio,
d’una sosta nel transitare eterno,

viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l’essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t’eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d’età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.

Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la via crucis.

(da ‘Quaderno gotico’, 1° gennaio 1947)

MARIO LUZI – EPIFANIA

Mario Luzi
Epifania

da: Onore del vero (1957)
Introduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt – Fratres
Gil Shaham, violin
Roger Carlsson, percussion
Gothenburg Symphony Orchestra
Neeme Järvi

Autun, Cattedrale di Saint Lazare, “Il sogno dei Re Magi”
Gislebertus, 1130

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                         […] 
                     a te che vai
                     persona semiviva tra due gorghi
                     tra passato e avvenire giunge al cuore                                                                                                       
                     la freccia dell’anno… e all’improvviso   
                     la fiamma della vita vacilla nella mente.
                                                                                   
                                               Luzi,Epifania.


Vedi, io vivo. Di che? Non l’infanzia e neppure il futuro
diminuiscono… Esorbitante esistenza
mi scaturisce dal cuore.

Rilke, Nona Elegia Duinese

Due modi di descrivere il cammino umano, due modi di definire l’epifania, tra dubbi e sofferenze. Ma verso dove? Verso Dio o semplicemente, e nel vuoto, verso la morte? Come i tre Magi, evocati da un Luzi quarantenne, comparsi dal nulla, che dopo aver reso omaggio al bambino Gesù, “tra molto popolo”, svaniscono nel nulla,? O resistono soltanto nel ricordo caparbio della tradizione, “non più tardi di ieri, ancora oggi”?
Sono dubbi che ciascun poeta tenta di fugare. Ma Luzi non può fare a meno di evocare la polvere, “una gran polvere”, che attanaglia l’anima.
E come lui, noi sentiamo ogni giorno quella polvere alzarsi intorno alla nostra esistenza.
E ogni giorno temiamo di non appartenere alla schiera di coloro che tendono “le mani ferme sulla fiamma”.
Le nostre mani sono ferme?
La nostra anima sa ancora stupirsi?
Riusciamo ancora a vedere tra la polvere “i fuochi in lontananza dei bivacchi”?
Nessuna risposta può giungerci da loro. Solo il loro grido ci giunge.
È anche nostro?

Marcello Comitini

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Epifania,   da Onore del vero (1957)

Notte, la notte d’ansia e di vertigine

quando nel vento a fiotti interstellare,

acre, il tempo finito sgrana i germi

del nuovo, dell’intatto, e a te che vai

persona semiviva tra due gorghi

tra passato e avvenire giunge al cuore

la freccia dell’anno… e all’improvviso

la fiamma della vita vacilla nella mente.

Chi spinge muli su per la montagna

tra le schegge di pietra e le cataste

si turba per un fremito che sente

ch’è un fremito di morte e di speranza.

In una notte come questa,

in una notte come questa l’anima,

mia compagna fedele inavvertita

nelle ore medie

nei giorni interni grigi delle annate,

levatasi fiutò la notte tumida

di semi che morivano, di grani

che scoppiavano, ravvisò stupita

i fuochi in lontananza dei bivacchi

più vividi che astri. Disse: è l’ora.

Ci mettemmo in cammino a passo rapido,

per via ci unimmo a gente strana. Ed ecco

il convoglio sulle dune dei Magi

muovere al passo dei cammelli verso

la Cuna. Ci fu una ressa di fiaccole, di voci.

Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.

E tutto passò via tra molto popolo

e gran polvere. Gran polvere.

Chi andò, a chi recò doni

o riposa o se vigila non teme

questo vento di mutazione:

tende le mani ferme sulla fiamma,

sorride dal sicuro

d’una razza di longevi.

Non più tardi di ieri, ancora oggi.

Mario Luzi – Come tu vuoi

Mario Luzi – Come tu vuoi (1953)
Onore del vero
Neri Pozza Editore, Venezia, 1957

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Luigi Boccherini – Sonata in D Major, III. Grave
Karolina Radovani, violin
Daniel Nix, bass

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La tramontana screpola le argille,
stringe, assoda le terre di lavoro,
irrita l’acqua nelle conche; lascia
zappe confitte, aratri inerti
nel campo. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci e pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell’immobilità del mutamento.

Son qui che metto pine
sul fuoco, porgo orecchio
al fremere dei vetri, non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni ed occupi il posto
lasciato dalla sofferenza
non disperare o di me o di te
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura è colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.

È un giorno dell’inverno di quest’anno,
un giorno, un giorno della nostra vita.

MARIO LUZI – IL GIUDICE

Mario Luzi – Il giudice
Nel magma. All’insegna del pesce d’oro
Milano, 1963

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gymnopedie No 1 – for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute
Balazs Kantor – cello
Szilvia Elek – piano

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“Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
a fondo il tuo passato” insiste lui
saettando ben addentro
la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
E aspetta. Mentre io guardo lontano
ed altro non mi viene in mente
che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
sfrangiato appena tra gli scogli dell’isola,
dove una terra nuda si fa ombra
con le sue gobbe o un’altra preparata a semina
si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili.
“Certo, posso aver molto peccato”
rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
“Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso”
riprende la sua voce con un fischio
di raffica sopra quella landa passando alta.
L’ascolto e neppure mi domando
perchè sia lui e non io di là da questo banco
occupato a giudicare i mali del mondo.
“Può darsi” replico io mentre già penso ad altro,
mentre la via s’accende scaglia a scaglia
e qui nel bar il giorno ancora pieno
sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
per le ore di libertà e l’uomo che le ha dato il cambio
indossa la gabbana bianca e viene
verso di noi con due bicchieri colmi,
freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.

Mario Luzi – Muore ignominiosamente la repubblica

Mario Luzi – Muore ignominiosamente la repubblica
Da: «Segmenti del grande patema»
una sezione di “Al fuoco della controversia”, Garzanti. 1978

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arnold Schönberg
Piano Concerto, op.42 (excerpt)
piano, George Hadjinikos
Orchestre National de la RTF
conductor, Dimitris Chorafas

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Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima — cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di che sognata equità. E l’udienza è tolta.

Mario Luzi – So da sempre che vieni

So da sempre che vieni
Mario Luzi

da: Sotto specie umana
in: Poesie ultime e ritrovate
a cura di Stefano Verdino
Garzanti , 2014

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Scriabin
Op. 11: Prelude No. 11 in B Major (Allegro assai)
Matthieu Idmtal, piano

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So da sempre che vieni
pure non ti prevedo
mai, m’arrivi, tu, nota,
di sorpresa – e che improvviso
festosamente si rinnova!
Nota,
al mio primo tocco sfidi
il rosario delle altre,
m’inalzi e mi frantumi
una cupola di sonorità nel cuore,
mi crosci in un diluvio
che non cala, monta
in alto, vaga
oltre i confini
del desiderio e del dolore.
Però si ricompone
mia, non mia, nell’aria
una lunga storia umana
e la sua eco,
entra nella tua luce
l’ombra della mortalità
e tu la fai
e non la fai dimenticare.
Si avvolge su se stesso, ascende
nelle sue volute il tempo,
dove? in voragini si perde,
in azzurre e nere
eclissi si inabissa
per la sua riapparizione
dopo, quando tempo non è più
ma cosa? d’altro e identico…