Henry David Thoreau / Rainer Maria Rilke

Henry David Thoreau (1817-1862)
da: ASCOLTARE GLI ALBERI / Diario, 31 ottobre 1858
Traduzione di Alba Bariffi
Garzanti

Rainer Maria Rilke (1875-1926)
da: I sonetti a Orfeo / Sonetto XIV (Scritto tra il 2 e il 5 febbraio 1922)
Traduzione di Franco Rella
FELTRINELLI

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Greensleeves
Arrangement: Matt Riley
Cello/Rachelle LaNae Smith
Violin/Erika Blanco

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Henry David Thoreau – Diario, 31 ottobre 1858

L’altro giorno, dopo aver camminato un paio d’ore per i boschi, sono arrivato alla base di un alto pioppo tremulo, che non ricordo di aver visto prima, erto in mezzo ai boschi del paese vicino, ancora fitto di foglie mutate in un giallo verdastro. È forse il più grande della sua specie che io conosca. È stato per puro caso che mi ci sono imbattuto, e se fossi stato mandato a trovarlo mi sarebbe sembrato, come si dice, di cercare un ago in un pagliaio. Mi è rimasto nascosto tutta l’estate, e probabilmente per tanti anni, ma ora, salendo in una direzione diversa sulla stessa collina da cui ho visto le querce scarlatte, e guardandomi in giro appena prima del tramonto, quando tutti gli altri alberi visibili per miglia sono rossastri o verdi, distinguo il mio nuovo amico dal suo colore giallo. Ha raggiunto la fama, finalmente, e la ricompensa per aver vissuto in tale solitudine e oscurità. È l’albero che si distingue di più in tutto il panorama, e agli occhi di tutti sarebbe il centro dell’attenzione. Così ricopre il suo ruolo nel coro.
È come se anche lui mi avesse riconosciuto, e con piacere, venendomi incontro a metà strada, e ora l’amicizia nata in modo così propizio sarà, io credo, perenne.

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Rainer Maria Rilke – Sonetto XIV

Vaghiamo in compagnia di fiori, tralci, frutti.
Essi non parlano soltanto la lingua stagionale.
Dall’oscuro sale variegata un’evidenza
che ha forse il lucore della gelosia

dei morti, che rafforzano la terra.
Che sappiamo noi qual è qui la loro parte?
Da lungo tempo è loro costumanza impastare
l’argilla col loro disponibile midollo.

Questo solo chiediamo: lo fanno di buon grado?…
Spinge con impresa d i gravati schiavi il frutto
su fino a noi pregno; a noi loro padroni?

O sono loro i padroni, dormienti presso le radici,
che ci riservano quel che è superfluo a loro,
questa cosa interstizia di muta forza e baci?

Rainer Maria Rilke – Giorno d’autunno

Rainer Maria Rilke (Praga, 1875 – Montreux, 1926)
Giorno d’autunno

Da: Il libro delle immagini
Traduzione di Giaime Pintor

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach
Komm, süßer Tod, komm selge Ruh, BWV 478
orchestrated by Leopold Stokowski

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Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.

Parigi, 21 settembre 1902

Rainer Maria Rilke – Infanzia

REGISTRAZIONE DEL 18 NOVEMBRE 2016

Rainer Maria Rilke
Infanzia
(Kindheit)
dalle “Nuove Poesie”, in “R. M. Rilke, Poesie II [1908-1926]”,
Biblioteca della Pléiade, Einaudi-Gallimard, Torino, 1994
Traduzione di Giacomo Cacciapaglia
da “Neue Gedichte”, Insel-Verlag, Leipzig, 1907

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Vincent d’Indy
dalla Sonata per violino e pianoforte Op. 59

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Infanzia

Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare
di certe cose che cosí si persero,
quei lunghi pomeriggi dell’infanzia
che mai tornarono uguali – e perché?
Dura il ricordo –: forse in una pioggia,
ma non sappiamo ritrovarne il senso;
mai fu la nostra vita cosí piena
di incontri, di arrivederci, di transiti
come quando ci accadeva soltanto
ciò che accade a una cosa o a un animale:
vivevamo la loro come una sorte umana
ed eravamo fino all’orlo colmi di figure.
Eravamo come pastori immersi
in tanta solitudine e immense distanze,
e da lontano ci chiamavano e sfioravano,
e lentamente fummo – un lungo, nuovo filo –
immessi in quella catena di immagini
in cui duriamo e ora durare ci confonde.

Rainer Maria Rilke
Parigi, intorno al I° luglio 1906

Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke
da: La ballata sull’amore e sulla morte dell’alfiere Cristoforo Rilke
Traduttore: Vincenzo Errante
Opera pittorica di Edgar Caracristi
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Alexander Scriabin
Prelude Op. 11 No. 8

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“Cavalcare, cavalcare, cavalcare.
Tutto il giorno. La intiera notte.
Il giorno intiero
Cavalcare, cavalcare, cavalcare.
E il cuore si è fatto così stanco! Così immensa la nostalgia!
Non si scorge più sagoma di monte. Non un albero.
Nulla ardisce di levarsi a mezz’aria.
Esotiche capanne s’accovacciano sitibonde, protese a sorgive inaridite in pantani.
Nemmeno una torre…. E sempre lo stesso paesaggio….
Due occhi? Ma per vedere che cosa?
La notte soltanto, a volte, ci s’illude di conoscere la via.
Ripercorriamo forse, dopo ogni tramonto, il cammino conquistato
di giorno, a fatica, sotto questo cielo straniero?
Forse….
Pesante è la sferza del sole.
Come, da noi, nel cuore d’agosto.
Ma non era già sul colmo l’estate, quando partimmo?
Nel commiato, dal verde, a lungo smagliarono le vesti delle donne,
dietro gli stormi lontananti via via.
Ora, da gran tempo si cavalca.
Dev’essere autunno, pertanto.
Almeno laggiù, — dove accorate le donne ripensano a noi.”

Rainer Maria Rilke – Canto d’amore

Rainer Maria Rilke
Canto d’amore

dalle “Nuove Poesie”, in “Liriche scelte e tradotte da Vincenzo Errante”, Sansoni, 1941
Liebes – Lied / “Neue Gedichte”, Insel-Verlag, Leipzig, 1907

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagine: Scultura di Yves Pires
Scriabin 24 Preludes Op.11 – No.12 in G sharp minor

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E come tratterrò l’anima mia,
perché la tua non sfiori?
Come la leverò verso altre sfere,
dove tu piú non sia?
Oh, celarla vorrei presso qualcosa
che si smarrisse in buia solitudine,
in un angolo ignoto e silenzioso
che non vibrasse piú quando rivibrano
gli abissi tuoi!…
Ma tutto ciò che appena ne disfiora,
ci prende insieme al pari dell’archetto
che da due corde trae solo una voce.
Su qual strumento, ahimè, siamo noi tesi?
E chi lo regge e suona?… Oh melodia!

Rainer Maria Rilke – Lettere a un giovane poeta

Da: Rainer Maria Rilke
Lettere a un giovane poeta / (Parigi, 17 febbraio 1903)
(Mondadori 1994)

Lettura di Luigi Maria Corsanico


Max Reger – Piano Quartet No 2 A Minor Op 133 – 3rd Mov
Mozart Piano Quartet

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“Tra il 1903 e il 1908 Franz Xaver Kappus, un giovane allievo dell’accademia militare di Wiener Neustadt, inviò a Rainer Maria Rilke alcune sue prove poetiche. Il corpus di poesie era accompagnato da una lettera in cui il giovane aspirante poeta si apriva come non aveva mai fatto con nessuno. Ebbe così inizio quel carteggio che, staccato dall’epistolario di Rilke, fu pubblicato come opera a sé stante nel 1929. Dal poeta maturo scaturisce una sorta di lezione fatta di consigli stilistici e, soprattutto, di insegnamenti spirituali. Con toni accorati, Rilke espone i temi principali della sua poetica: esorta Kappus a indagare se veramente lo scrivere sia per lui una necessità, gli indica il peso e la grandezza dell’essere artista, lo esorta alla solitudine come unico mezzo per giungere alla maturazione di sé. Tra le più belle scritte da Rilke, le dieci lettere sulla poesia raccolte in questo volume costituiscono un breviario spirituale in cui il poeta, prescindendo dal destinatario, si pone davanti a uno specchio straniante e rivelatore che lo aiuta a definirsi e ad analizzarsi.”(Marina Bistolfi)