Edgar Allan Poe – Il cuore rivelatore

REGISTRAZIONE DEL 27 DICEMBRE 2015

Lettura di Luigi Maria Corsanico
Personaggi: il narratore, il vecchio.

Il cuore rivelatore” (The Tell-Tale Heart) è un breve racconto di Edgar Allan Poe, che fu per la prima volta pubblicato in The Pioneer di James Russell Lowell nel gennaio 1843; Poe lo ripubblicò nel suo periodico The Broadway Journal il 23 agosto 1845.
[E.A. Poe, Il cuore rivelatore, traduzione di Maria Gallone, in “Racconti del terrore”, Morano Editore, 1990]

Illustrazione di Harry Clarke per “Tales of Mystery and Imagination”, del 1919


Music in CC 3.0 by Incompetech.com

Serena notte! …😨…

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)

«Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre».

Primo Levi

da: “I sommersi e i salvati
in: “PRIMO LEVI – Se questo è un uomo; La tregua” – Einaudi, Torino 1989

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti : Requiem

Primo Levi – L’opera

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)
L’opera
da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gnossienne nº 4
Reinbert De Leeuw, piano

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Ecco, è finito: non si tocca più.
Quanto mi pesa la penna in mano!
Era così leggera poco prima,
Viva come l’argento vivo:
Non avevo che da seguirla,
Lei mi guidava la mano
Come un veggente che guidi un cieco,
Come una dama che ti guidi a danza.
Ora basta, il lavoro è finito,
Rifinito, sferico.
Se gli togliessi ancora una parola
Sarebbe un buco che trasuda siero.
Se una ne aggiungessi
Sporgerebbe come una brutta verruca.
Se una ne cambiassi stonerebbe
Come un cane che latri in un concerto.
Che fare, adesso? Come staccarsene?
Ad ogni opera nata muori un poco.

15 gennaio 1983

Primo Levi – Agli amici

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)

Primo Levi – Agli amici
Garzanti
Collana: Gli elefanti. Poesia Cinema Teatro, 1998


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Franz Schubert
Piano-sonata D. 959, Andantino
Alfred-Brendel

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Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l’augurio sommesso
Che l’autunno sia lungo e mite.

PABLO NERUDA – AQUÍ TE AMO

PABLO NERUDA – AQUÍ TE AMO, POEMA 18
Veinte poemas de amor y una canción desesperada
Editorial Nascimento
Santiago de Chile, 1924

Leído por Luigi Maria Corsanico

Giuseppe Sarti – Oboe Sonata No. 4 in G minor
II. Grave

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POEMA 18

Aquí te amo.
En los oscuros pinos se desenreda el viento.
Fosforece la luna sobre las aguas errantes.
Andan días iguales persiguiéndose.
Se desciñe la niebla en danzantes figuras.
Una gaviota de plata se descuelga del ocaso.
A veces una vela. Altas, altas estrellas.
O la cruz negra de un barco.
Solo.
A veces amanezco, y hasta mi alma está húmeda.
Suena, resuena el mar lejano.
Este es un puerto.
Aquí te amo.
Aquí te amo y en vano te oculta el horizonte.
Te estoy amando aún entre estas frías cosas.
A veces van mis besos en esos barcos graves,
que corren por el mar hacia donde no llegan.
Ya me veo olvidado como estas viejas anclas.
Son más tristes los muelles cuando atraca la tarde.
Se fatiga mi vida inútilmente hambrienta.
Amo lo que no tengo. Estás tú tan distante.
Mi hastío forcejea con los lentos crepúsculos.
Pero la noche llega y comienza a cantarme.
La luna hace girar su rodaje de sueño.
Me miran con tus ojos las estrellas más grandes.
Y como yo te amo, los pinos en el viento, quieren cantar tu nombre con sus hojas de alambre.

ACOTACIONES SOBRE ORIGINALES DE PABLO NERUDA

GIACOMO LEOPARDI – LA GINESTRA

E l’uom d’eternità s’arroga il vanto…

Edizione di riferimento:
Giacomo Leopardi
Canti

a cura di Niccolò Gallo e Cesare Garboli
Prefazione di Cesare Garboli
Torino : G. Einaudi, 1962

La ginestra o Il fiore del deserto
è la penultima lirica di Giacomo Leopardi,
scritta nella primavera del 1836
a Torre del Greco nella villa Ferrigni
e pubblicata postuma nell’edizione dei Canti nel 1845.

Interpretazione di Luigi Maria Corsanico

ANTONIO GRAMSCI – ODIO GLI INDIFFERENTI

ANTONIO GRAMSCI
ODIO GLI INDIFFERENTI
La Città futura , 11 febbraio 1917


Lettura di Luigi Maria Corsanico
Commento sonoro, pianoforte: L.M. Corsanico


Edvard Munch

«Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione […] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini»
(Antonio Gramsci, Lettera alla madre, 10 maggio 1928)

PRIMO LEVI – DELEGA

“Since then, at an uncertain hour,
That agony returns:
And till my ghastly tale is told
This heart within me burns.”

Samuel Taylor Coleridge

Primo Levi
Delega
da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Philip Glass
String Quartet No. 3 “Mishima” ,
VI. Mishima/Closing
Catalyst Quartet

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Non spaventarti se il lavoro è molto:
C’è bisogno di te che sei meno stanco.
Poiché hai sensi fini, senti
Come sotto i tuoi piedi suona cavo.
Rimedita i nostri errori:
C’è stato pure chi, fra noi,
S’è messo in cerca alla cieca
Come un bendato ripeterebbe un profilo,
E chi ha salpato come fanno i corsari,
E chi ha tentato con volontà buona.
Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
Perché insicuro. Vedi
Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia
Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.
Mai siamo stati così ricchi, eppure
Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati,
Ad altri mostri oscenamente vivi.
Non sgomentarti delle macerie
Né del lezzo delle discariche: noi
Ne abbiamo sgomberate a mani nude
Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
Pettinato la chioma alle comete,
Decifrato i segreti della genesi,
Calpestato la sabbia della luna,
Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
Vedi: non siamo rimasti inerti.
Sobbarcati, perplesso;
Non chiamarci maestri.

24 giugno 1986

…Yo quiero que me enseñen un llanto como un río que tenga dulces nieblas y profundas orillas…

Grabado el 18 de agosto de 2012

Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, Granada, 5 de junio de 1898 – camino de Víznar a Alfacar, Granada, 18 de agosto de 1936)


Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935)
Leído por Luigi Maria Corsanico

Isaac Albéniz, Asturias
Eva León, violín

Joaquín Rodrigo, Concierto de Aranjuez (Adagio)
Narciso Yepes

Imagen de Federico García Lorca en la Huerta de San Vicente. / Foto: Fundación FGL