Marcello Comitini – Ospiti amati

Marcello Comitini – Ospiti amati © 2018
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Richard Strauss: “Morgen” lied op. 27 n. 4
Piano transcription by Max Reger
William Howard, piano

Marcello Comitini
Ospiti amati
. . . . . . . . a Luigi Maria Corsanico

La vecchia casa di campagna si è piegata
sul suo fianco dolente
come una rondine ferita a un’ala.
Davanti all’ingresso una veranda sconnessa
con colonne sottili e una lanterna spenta
oscilla mollemente al soffio del vento.
Giunge in fondo al prato
con un vago profumo di resina e pallore di morte
lo scricchiolio lontano dei tarli
nelle assi divelte.
Sull’erba giace una poltrona rossa
come una mela staccata
dall’angolo segreto dei sogni.
Attende che dalla porta irrompano
con grida e risate
i visi dei bambini che nell’ombra delle stanze
guardavano in silenzio sui braccioli le mani
grinzose della vecchia abbandonata al torpore.

Ci ha portati via, ospiti amati
come la primavera che ritorna breve
dopo l’inganno dell’inverno e fugge
prima che l’estate inaridisca ogni speranza,
un vento d’avventura
attratti da una rosa o verso gli orizzonti
di giardini lontani che promettono sogni.

Con sordo dolore abbiamo cancellato
l’ultimo ricordo.

La casa silenziosa ancora spera
e lascia che alle finestre oscillino gli scuri
come le ombre dei ricordi
negli occhi indeboliti della vecchia.
Nelle stanze opache la polvere imbianca le pareti
e ricopre le memorie prigioniere
dei crepuscoli e della solitudine.

Il nostro sordo dolore ci ricorda
quanta speranza vana la tiene ancora in piedi.

Federico García Lorca – Ritmo de otoño

Federico García Lorca
Ritmo de otoño
(1920)
Poemas
Leído por Luigi Maria Corsanico
Heitor Villa-Lobos
Preludios 1,5
Nicholas Petrou, guitarra
Pinturas de Van Gogh y Monet

Federico García Lorca
Ritmo d’autunno

Libro de poemas, Suites
A cura di Claudio Rendina
Newton Compton editori
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Heitor Villa-Lobos
Preludi 4-5
Evangelos Assimakopoulos, chitarra
Dipinti di Van Gogh e Monet

Massimo Botturi – Cartoline

Massimo Botturi – Cartoline
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Nicola Piovani
Caro diario- Soundtrack, 1993

Capaci si di farmi esultare, quelle bestie
le bestie pigre e angeliche in cortile.
L’ armonia
del ruminare, fottere e mordere
morire.
La polvere del solo deserto a me concesso:
campagna del bresciano
dove il moscone stride, la rondine tra fili magnetici
le vespe, sul glicine e sul fico
col latte suo più acerbo.
Capaci si di farmi esultare:
quelle gambe
le gambe nude della cugina sopra il fieno
il sempreverde sotto il cotone
abbozzo il seno. Torace come prugna novella
da succhiare.
Capace a fare folli le sere: il gran silenzio
dell’erba morta ai fossi asciugati
i grilli sciocchi
che non han più coscienze da tormentare, infine.
Capace d’esaltarmi le vene: il vino rosso,
rubato alla vigilia del sonno per far sogni
oscuri e meno oscuri
o forse farne niente.
Cadere come un sasso d’inerzia, fino al giorno
che tira le sue tende tra gli olmi
e ho cinquant’anni
e l’eco della cagna che abbaia a qualche d’uno.
Forse il postino a cui dire grazie,
per notizie, e cartoline da un altro mondo
quello ieri. 

Massimo Botturi ©

Jorge Luis Borges  – Elogio dell’ombra


Jorge Luis Borges
Elogio dell’ombra   (Elogio de la sombra 1969)
Traduzione di Livio Bacchi Wilcock
da “Jorge Luis Borges, Poesie”, BUR, Milano, 2004
 
Lettura di Luigi Maria Corsanico
 
“Song to the Mother” from the album “When the winds dissolve”.
Johannes Möller-Classical guitar.


La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
può essere il tempo della nostra felicità.
L’animale è morto o è quasi morto.
Rimangono l’uomo e la sua anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre.
Buenos Aires,
che prima si lacerava in suburbi
verso la pianura incessante,
è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le sfocate case dell’Once
e le precarie e vecchie case
che chiamiamo ancora il Sur.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quel che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
ma è una dolcezza, un ritomo.
Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
ne avrò letti solo alcuni,
quelli che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
convergono i cammini che mi hanno portato
nel mio segreto centro.
Quei cammini furono echi e passi,
donne, uomini, agonie, resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
ogni infimo istante dello ieri
e di tutti gli ieri del mondo,
la ferma spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
alla mia algebra, alla mia chiave,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

Fernando Pessoa – La Poesia

Fernando Pessoa – La Poesia
(The poem)
Il violinista pazzo
a cura di Amina Di Munno
Arnoldo Mondadori Editore
1995 Arnoldo Mondadori Editore
Titolo originale dell’opera: The Mad Fiddler


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Francis Poulenc
Suite française d’après Claude Gervaise
II. Pavane
Alexander Tharaud -piano

La poesia

Nella mia mente è sopita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.
La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.

Non ha strofa, verso né parola.
Non è neppure come la sogno.
E’ un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.

Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,
e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.

So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.
Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.


THE POEM

There sleeps a poem in my mind
That shall my entire soul express.
I feel it vague as sound and wind
Yet sculptured in full definiteness.

It has no stanza, verse or word.
Ev’n as l dream it, it is not.
‘Tis a mere feeling of it, blurred,
And but a happy mist round thought.

Day and night in my mystery
I dream and read and spell it over,
And ever round words’ brink in me
Its vague completeness seems to hover.

I know it never shall be writ.
I know I know not what it is.
But I am happy dreaming it,
And false bliss, although false, is bliss.

2-11-1915
«The Mad Fiddler» in Poesia Inglesa, Fernando Pessoa.

Benjamin Fondane – È a voi che parlo

Benjamin Fondane
(Jasi, Moldavia, 1898 – Birkenau, Polonia, 1944)

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)