FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

La vita è un viaggio sperimentale, fatto involontariamente
A vida é uma viagem experimental, feita involuntariamente
Titolo originale: Livro do Desassossego
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
© 2006 Newton Compton editori s.r.l.

Lettura di Luigi Maria Corsanico, 16 aprile 2019

Opera pittorica
di Edgar Caracristi

Musica:
Merima Kljuco & Miroslav Tadic
‘Kraj Potoka Bistre Vode’

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La vita è un viaggio sperimentale, fatto involontariamente. È un viaggio dello spirito attraverso la materia, e siccome è lo spirito che viaggia, è in esso che si vive. Per questo, ci sono anime contemplative che sono vissute più intensamente, più estesamente, più tumultuosamente di altre che sono vissute esternamente. Il risultato è tutto. Ciò che si è sentito è stato ciò che si è vissuto. Si torna tanto stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Mai si è vissuto tanto come quando si è pensato molto.
Chi sta in un angolo della sala balla con tutti i ballerini. Vede tutto e, poiché vede tutto, vive tutto. Siccome tutto, in sintesi e definitivamente, è una nostra sensazione, il contatto con un corpo vale quanto la sua visione, o, perfino, il suo semplice ricordo. Danzo, quindi, quando vedo danzare. Dico, come il poeta inglese che narrando, sdraiato su un lontano prato, contemplava tre mietitori: «Un quarto uomo sta mietendo, e quello sono io».
Tutto questo, detto come è sentito, viene a proposito della grande stanchezza, apparentemente senza causa, che è scesa d’improvviso su di me. Sono non solo stanco, ma rattristato, e tale tristezza mi è ugualmente ignota. Sono, per l’angustia, al limite delle lacrime – non delle lacrime del pianto, ma di quelle che si reprimono, lacrime di una malattia dell’anima, e non di un dolore sensibile.
Ho vissuto tanto senza avere vissuto! Ho pensato tanto senza avere pensato! Pesano su di me mondi di violenze statiche, di avventure avute senza muoversi. Sono stufo di ciò che non ho mai avuto né mai avrò, ho fastidio di dèi che non esistono. Porto con me le ferite di tutte le battaglie che non ho fatto. Il mio apparato muscolare è logorato dallo sforzo che neppure ho pensato di fare.
Spento, muto, nullo… Il cielo distante su un’estate morta, imperfetta. Lo guardo come se non fosse lì. Dormo ciò che penso, sto straiato camminando, soffro senza sentire. La mia grande nostalgia è di niente, è niente, come il cielo in alto che non vedo e che sto fissando impersonalmente.

23-6-1932

FERNANDO PESSOA-FRAMMENTO

Fernando Pessoa – La libertà è la possibilità dell’isolamento

Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
con
Neu Musik Duett – “L’ancien cycle”
Guido Mazzon, tromba
Marta Sacchi, flauto sopranino

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

di Bernardo Soares
Frammento
Nel 1986, Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi
tradussero e curarono per Feltrinelli la prima edizione
italiana del Livro do Desassossego.

A liberdade é a possibilidade do isolamento.
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.Vol.II. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.)
Lisboa: Ática, 1982. – 456.

FERNANDO PESSOA – Questa vecchia angoscia

Fernando Pessoa – Questa vecchia angoscia
Esta velha angústia (16 giugno 1934 )

Voce di Luigi Maria Corsanico (26 gennaio 2018)

Fernando Pessoa,
Poesie di Álvaro de Campos,
a cura di Maria José de Lancastre,
traduzione di Antonio Tabucchi,
Biblioteca Adelphi, 1993, 5ª ediz.

Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental
Gustavo Tavares – Cello
Nelson Faria – Violão

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Questa vecchia angoscia,
questa angoscia che porto da secoli dentro di me,
è traboccata dal vaso,
in lacrime, in grandi immaginazioni
in sogni tipo incubi senza terrore
in grandi emozioni improvvise, senza alcun senso.

È traboccata.
Quasi non so come comportarmi nella vita
con questo malessere che mi riempie l’anima di pieghe!
Se almeno impazzissi per davvero!
Ma no: è questo essere a mezza strada,
questo quasi,
questo essere sul punto di…

Il ricoverato di un manicomio almeno è qualcuno.
Io sono il ricoverato di un manicomio senza manicomio.
Sono pazzo a freddo,
sono lucido e matto,
sono estraneo a tutto e uguale a tutti:
sto dormendo sveglio con sogni che sono pazzia
perché non sono sogni.
Sono in questo stato…

Povera vecchia casa della mia infanzia perduta!
Chi avrebbe detto che mi sarei tanto disperso!
Che ne è del tuo bambino? È impazzito.
Che ne è di colui che dormiva tranquillo sotto il tuo tetto provinciale?
È impazzito.
Ma chi, fra quelli che fui? È impazzito. Oggi costui è chi io sono.

Se almeno possedessi una religione!
Per esempio, una per quel feticcio
che c’era in casa nostra, la vecchia casa, che veniva dall’Africa.
Era bruttissimo, era grottesco,
ma c’era in lui la divinità di tutto quello in cui si crede.
— Giove, Geova, l’Umanità —
uno qualunque servirebbe,
infatti che cosa è tutto se non quello che pensiamo di tutto?

Scoppia, cuore di vetro dipinto!

FERNANDO PESSOA – Sono stato amato veramente soltanto una volta

FERNANDO PESSOA
IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

A cura di Valeria Tocco
OSCAR MONDADORI

Pessoa, Fernando, 1888-1935.
Livro do desassossego : composto por Bernardo Soares,
ajudante de guarda-livros na cidade de Lisboa / Fernando Pessoa;
organização Richard Zenith. – 3ª edição – São Paulo : Companhia das Letras, 2011

Frammento 297 (235)
Sono stato amato veramente soltanto una volta
Só uma vez fui verdadeiramente amado [1930]

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt – Tabula Rasa, II. Silentium – Senza moto (excerpt)
Gidon Kremer (violin).
Tatjana Grindenko (violin).
Alfred Schnittke (prepared piano).
Lithuanian Chamber Orchestra – Saulius Sondeckis

Fernando Pessoa – Magnificat

REGISTRAZIONE DEL 6 DICEMBRE 2015

Fernando Pessoa – Magnificat
7 novembre 1933
FERNANDO PESSOA
POESIE DI
ÁLVARO DE CAMPOS
A cura di Maria José de Lancastre
Traduzione di Antonio Tabucchi
ADELPHI EDIZIONI
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Pianoforte, da: Zbigniew Preisner – Trois Couleurs Bleu -Van Den Budenmayer (Elaborazione ed esecuzione di L.M.Corsanico)

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Quando passerà questa notte interna, l’universo,
e io, l’anima mia, avrò il mio giorno?
Quando mi desterò dall’essere desto?
Non so. Il sole brilla alto:
impossibile guardarlo.
Le stelle ammiccano fredde:
impossibile contarle.
Il cuore batte estraneo:
impossibile ascoltarlo.
Quando finirà questo dramma senza teatro,
o questo teatro senza dramma,
e potrò tornare a casa?
Dove? Come? Quando?
Gatto che mi fissi con occhi di vita, chi hai là in fondo?
Si, sì, è lui!
Lui, come Giosuè, farà fermare il sole e io mi sveglierò;
e allora sarà giorno.
Sorridi nel sonno, anima mia!
Sorridi, anima mia: sarà giorno!

E FINALMENTE MI QUIETO – FERNANDO PESSOA

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento / 199 (369)
E finalmente mi quieto. 5.6.1934 (Sossego enfim)
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Samuel Barber, String Quartet Op. 11.
Dover Quartet

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E finalmente mi quieto. Dissipazioni e ricordi svaniscono dalla mia anima come se non fossero mai esistiti. Resto solo e calmo. Vivo questo momento come se fosse il momento di una conversione religiosa. Eppure non c’è nulla che mi attragga verso il trascendente, anche se nulla più mi lega all’immanente. Mi sento libero come se finissi di esistere conservandone la consapevolezza.
Mi quieto, sì, mi quieto. Una grande quiete, soave come un’inutilità, scende nel fondo del mio essere. Le pagine lette, i doveri compiuti, i passi e gli eventi del vivere: tutto si è trasformato in una vaga penombra, in un alone appena visibile che circonda qualcosa di tranquillo che non so definire. L’azione attraverso la quale a volte ho dimenticato l’anima; il pensiero, attraverso il quale a volte ho dimenticato l’azione; entrambi mi si trasformano in una sorta di tenerezza priva di sentimento, una compassione insulsa e vuota.
Non è questa giornata pigra e soave, nebbiosa e blanda. Non è questa brezza imperfetta, quasi nulla, poco più dell’aria. Non è il colore anonimo del cielo stancamente azzurro qua e là. No. No, perché non sento. Vedo senza intenzioni e senza soluzioni. Assisto attentamente a uno spettacolo che non esiste. Non avverto l’anima, soltanto la quiete. Le cose esterne, nitide e immobili, anche quelle che si muovono, sono per me come deve essere stato il mondo per Cristo quando dall’alto di tutto Satana lo tentò. Sono un nulla, eppure capisco che Cristo non si sia lasciato tentare. Sono un nulla, e non capisco come Satana, vecchio di tanta esperienza, si illudesse di tentarlo.
Scorri leggera, vita impercettibile, silenzioso ruscello che fugge sotto alberi dimenticati! Scorri blanda, anima sconosciuta, mormorio invisibile oltre i grandi rami caduti! Scorri inutile e senza ragione, consapevolezza che non è consapevole di niente, vaga luce in lontananza fra radure di foglie, che non sappiamo da dove viene né dove va! Scorri, scorri, e lasciami dimenticare!
Vago soffio di una cosa che non osò vivere, insipido sorso di una cosa che non poté sentire, mormorio inutile di una cosa che non volle pensare, vai lento, vai pigro, vai con i vortici che ti aspettano e lungo i declivi che incontrerai; vai verso l’ombra o verso la luce, fratello del mondo; vai verso la gloria o verso l’abisso, figlio del Caos e della Notte, ricordandoti ancora, in un qualche angolo di te stesso, che gli Dei sono venuti più tardi e che anche gli Dei passano.

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento / 121 (340)

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. 23.3.1930
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach – Toccata “dorica” BWV 538
organista Luciano Zecca

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Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.
Allora, tutte le idee che hanno fatto pulsare la nostra vita, i progetti, le ambizioni su cui abbiamo fondato la speranza del futuro, si strappano come se il vento le investisse, si aprono come se fossero nuvole, si dileguano come ceneri di nebbia, stracci di ciò che non fu e che non potrebbe essere stato. E dietro alla disfatta sorge, pura, la solitudine nera e implacabile del cielo deserto e stellato. Il mistero della vita ci addolora e ci spaventa con tutti i suoi volti. A volte piomba su di noi come un fantasma senza forma, e l’anima si raggela per lo spavento più terribile: la paura dell’incarnazione mostruosa del non-essere. Altre volte esso sta alle nostre spalle, mostrandosi soltanto quando non voltiamo la testa per guardarlo, ed è la verità tutt’intera nel suo profondissimo orrore di non conoscerla.
Ma questo orrore che oggi mi annichilisce è meno nobile, è più corrosivo. È il desiderio di non voler pensare, è il desiderio di non esser mai stato nulla, è la disperazione consapevole di tutte le cellule del tessuto dell’anima. È la sensazione improvvisa di essere imprigionato in una cella infinita. Dove si può pensare di fuggire, se la sola cella è tutto?
E allora ho un desiderio dilagante e assurdo, come un satanismo precedente a Satana: che un giorno, un giorno privo di tempo e di sostanza, sia possibile evadere da Dio, e che, in una forma ignota, il più profondo di noi non appartenga più all’essere o al non essere.

23.3.1930

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Há um cansaço da inteligência abstracta e é o mais horroroso dos cansaços.

Há um cansaço da inteligência abstracta e é o mais horroroso dos cansaços. Não pesa como o cansaço do corpo nem inquieta como o cansaço pela emoção. É um peso da consciência o mundo, um não poder respirar com a alma.
Então, como se o vento nelas desse, e fossem nuvens, todas as ideias em que temos sentido a vida, todas as ambições e desígnios em que temos fundado a esperança na continuação dela, se rasgam, se abrem, se afastam tornadas cinzas de nevoeiros, farrapos do que não foi nem poderia ser. E por detrás da derrota surge pura a solidão negra e implacável do céu deserto e estrelado.
O mistério da vida dói-nos e apavora-nos de muitos modos. Umas vezes vem sobre nós como um fantasma sem forma, e a alma treme com o pior dos medos — a da incarnação disforme do Não-ser. Outras vezes está atrás de nós, visível só quando nos não voltamos para ver, e é a verdade toda no seu horror profundíssimo de a desconhecermos.
Mas este horror que hoje me anula é menos nobre e mais roedor. É uma vontade de não querer ter pensamento, um desejo de nunca ter sido nada, um desespero consciente de todas as células do corpo e da alma. E o sentimento súbito de se estar enclausurado numa cela infinita. Para onde pensar em fugir, se só a cela é tudo?
E então vem-me o desejo transbordante, absurdo, de uma espécie de satanismo que precedeu Satan, de que um dia — um dia sem tempo nem substância — se encontre uma fuga para fora de Deus e o mais profundo de nós deixe, não sei como, de fazer parte do ser ou do não-ser.

23-3-1930

Livro do Desassossego por Bernardo Soares. Vol.II. Fernando Pessoa. (Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.) Lisboa: Ática, 1982. – 340.

FAUST – FERNANDO PESSOA / AUDIOLIBRO

Tudo que vemos é outra causa.
A maré vasta, a maré ansiosa,
É o eco de outra maré que esta
Onde é real o mundo que ha.

Tutto ciò che vediamo è qualcos’altro.
L’ampia marea, la marea ansiosa,
è l’eco di un’altra marea che sta
laddove è reale il mondo che esiste.

FERNANDO PESSOA
FAUST – Atto Primo. 2, 3, 9, novembre 1932
Edizione italiana con testo a fronte
a cura di Maria José de Lancastre
Trascrizione del manoscritto originale
di Teresa Sobral Cunha
Fausto – Tragédia Subjectiva. Fernando Pessoa. (Texto estabelecido por Teresa Sobral Cunha. Prefácio de Eduardo Lourenço.) Lisboa: Editorial Presença, 1988.
GIULIO EINAUDI EDITORE

Da: II vuoto e l’abisso
Introduzione di Maria José De Lancastre

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt, Lamentate
Olga Scheps, piano
Estonian National Orchestra / Bas Wiegers

FERNANDO PESSOA – NOSTALGIA!

Fernando Pessoa – Nostalgia!
Fernando Pessoa
IL POETA È UN FINGITORE
Duecento citazioni scelte da Antonio Tabucchi
Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano
Prima edizione nella collana “Universale Economica” gennaio 2001

Saudades!
Livro do Desassossego por Bernardo Soares.
Vol.I. Fernando Pessoa.
(Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.)
Lisboa: Ática, 1982

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie – 1ère Gymnopédie
Paul Barton, piano

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Nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente nelle mie strade abituali: se non li vedo più mi rattristo; eppure non mi sono stati niente, se non il simbolo di tutta la vita. Il vecchio anonimo dalle ghette sporche che mi incrociava quasi sempre alle nove e mezzo del mattino? Il venditore zoppo dei biglietti della lotteria che mi seccava senza successo? Il vecchietto tondo e rubizzo, col sigaro in bocca, che sostava sulla porta della tabaccheria? Il pallido tabaccaio? Cosa ne sarà di tutti costoro che, solo per averli sempre visti, hanno fatto parte della mia vita? Domani anch’io scomparirò da Rua da Prata, da Rua dos Douradores, da Rua dos Fanqueiros. Domani anch’io – l’anima che sente e pensa, l’universo che io sono per me stesso – sì, domani anch’io sarò soltanto uno che ha smesso di passare in queste strade, uno che altri evocheranno vagamente con un “che ne sarà stato di lui?”. E tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà niente di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.

FERNANDO PESSOA – È necessario ora che io dica che tipo di uomo sono

FERNANDO PESSOA
È necessario ora che io dica che tipo di uomo sono (1910)


Ricerca e traduzione di L.M.Corsanico
dal testo originale inglese – “It is necessary now that I should tell what manner of man I am” – comparato con la versione portoghese di Jorge Rosa – “Cumpre-me agora dizer que espécie de homem sou.” in:
Páginas Íntimas e de Auto-Interpretação. Fernando Pessoa.
(Textos estabelecidos e prefaciados por Georg Rudolf Lind e Jacinto do Prado Coelho.)
Lisboa: Ática, 1966.

Ricerche svolte in : Arquivo Pessoa, Lisboa.


Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti
Concerto de chambre pour treize instrumentistes
Ensemble intercontemporain
Tito Ceccherini, direction

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È necessario ora che io dica che tipo di uomo sono.
Non importa il mio nome o altri dettagli esterni su di me. Bisogna dire qualcosa sul mio carattere.
L’intera costituzione del mio spirito è fatta di esitazione e dubbio. Per me niente è e non può essere positivo; tutte le cose ondeggiano intorno a me, e io con esse, insicuro di me stesso. Tutto per me è incoerenza e mutazione. Tutto è mistero e tutto è pieno di significato. Tutte le cose sono “sconosciute”, simboli dell’Ignoto. Il risultato è orrore, mistero, una paura oltre modo percettiva.
A causa delle mie tendenze naturali, dell’ambiente agli albori della mia vita, dell’influenza degli studi condotti sotto il loro impulso (queste stesse tendenze) – per tutto questo il mio carattere è introverso, egocentrico, muto, non autosufficiente ma perso in se stesso. Ho vissuto sognando, passivamente. Tutto il mio carattere consiste nell’odio, nell’orrore, nell’incapacità che pervade tutto il mio essere, fisico e spirituale, di assumere atti decisivi, pensieri determinati. Non ho mai avuto una risoluzione nata da un autocontrollo, non ho mai tradito esteriormente una volontà cosciente. I miei scritti erano tutti incompiuti; nuovi pensieri sempre interposti, associazioni straordinarie, inesplicabili di idee il cui termine era infinito. Non posso evitare l’odio dei miei pensieri di porre fine a qualunque cosa sia; una cosa singola fa nascere diecimila pensieri, e da questi diecimila pensieri nascono diecimila inter-associazioni, e non ho forza di volontà per eliminarli o fermarli, né per raccoglierli in un unico pensiero centrale, dove i loro dettagli non importanti ma associati potrebbero andare persi. Passano attraverso di me; non sono i miei pensieri, ma pensieri che mi attraversano. Non penso, sogno; Non sono ispirato, sto delirando. So dipingere, ma non ho mai dipinto, so comporre musica, ma non ho mai composto. Strane concezioni in tre arti, bei voli di fantasia accarezzano il mio cervello; ma li lascio lì a dormire finché non muoiono, perché mi manca il potere di incarnarli, di convertirli in cose del mondo esterno.
Il mio carattere è tale che odio l’inizio e la fine delle cose, perché sono punti precisi. L’idea che si trovi una soluzione ai problemi più alti, più nobili, della scienza, della filosofia, mi affligge; l’idea che qualcosa possa essere determinata da Dio o dal mondo mi riempie di orrore. Che si compiano le cose più importanti, che un giorno gli uomini siano tutti felici, che si possa trovare una soluzione ai mali della società, anche nella sua concezione, mi fa impazzire. Eppure, non sono né cattivo né crudele; sono pazzo e questo come è difficile da concepire.
Sebbene io sia stato un lettore vorace e ardente, tuttavia non ricordo alcun libro che abbia letto, finora sono state le letture della mia mente, i miei sogni, anzi, le provocazioni dei sogni. Il mio stesso ricordo degli eventi, delle cose esterne è vago, più che incoerente. Rabbrividisco al pensiero di quanto poco ho in mente di ciò che è stata la mia vita passata. Io, l’uomo che sostiene che oggi è un sogno, sono meno di una cosa di oggi.