MARCELLO COMITINI – GRIDA L’INESPRIMIBILE

Marcello Comitini – Grida l’inesprimibile
© marcello comitini 11 dicembre 2021
Lettura di Luigi Maria Corsanico

J.S. Bach: Sonata No.2 In A Minor Bwv 1003 1. Grave
Suyoen Kim, violino

Immagine: Faith47 – Street Art
Liberty Du, universalmente conosciuta come Faith 47/Faith XLVII, è un’artista multidisciplinare sudafricana.

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Cosa brucia nel tuo sguardo? Il tizzo
d’ira che rimesta nelle ceneri
dell’umano? La parola non libera
nel deserto dei volti
muti come bolle di cristallo?
Se hai voglia di gridare, grida e spezza
il vetro dell’inesprimibile. Grida
sino a raggiungere i gridi
di coloro che non possono gridare
soffocati dall’oppressione
chiusi nella scatola dell’impotenza.
Caccia il tuo grido nella gola di colui
che sgozza il fratello. Impugna
il martello dell’insistenza e incidi
il grido nella roccia dell’indifferenza
sino a raggiungere la sorgente calda
del sangue umano.
Fai esplodere il tuo grido
ai piedi dell’immenso monumento
che esseri insignificanti innalzano
all’arroganza. Semina
le tue vibranti imprecazioni
nei prati aridi della violenza
perché attecchiscano come rovi
e graffino le mani
che non lasciano cadere le armi.
Grida più forte del loro assordante crepitio.
Quando si sarà estinta la falsa luce
che abbaglia, immergi il tuo grido
nel buio del dubbio illuminante.

Grida l’inesprimibile
© marcello comitini 11 dicembre 2021

Charles Baudelaire – LXXVI, LA MUSICA

REGISTRATO IL 1° AGOSTO 2018

Charles Baudelaire
I fiori del male
1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini

© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni  Caffè Tergeste

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Debussy: Petite Piece.
Richie Hawley, Clarinet
Brian Connelly, Piano

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I FIORI DEL MALE
SPLEEN E IDEALE

LXXVI
LA MUSICA

La musica talvolta m’avvolge come un mare!
E dispiego le vele
sotto un cielo di nebbia o negli spazi immensi
verso la mia stella pallida.
Con il petto in avanti, gonfiando i miei polmoni
di pesante tela
salgo e discendo sui crinali di grandi monti
di acque sonore;
sento vibrare in me le identiche passioni
di una nave che soffre;
il vento favorevole, uragani e tempeste
sull’oscuro baratro
mi cullano, e talvolta la calma, — grande specchio
della mia disperazione!

Pablo Neruda – Io tornerò / Yo volveré (Ita-Esp)

Pablo Neruda – Io tornerò / Yo volveré
Da – Desde:
Las Piedras de Chile
Pablo Neruda
Editorial: Losada, 1960
Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di, Leído por: Luigi Maria Corsanico

Manifiesto, Víctor Jara
Duo Mapu

Foto: L.M.Corsanico
Valdivia, Chile

IO TORNERÒ

Uomo o donna, viaggiatori, qualche volta,
dopo, quando non sarò,
cercate qui, cercatemi
tra pietra e oceano,
nella luce burrascosa
della schiuma.
Cercate qui, cercatemi
perché qui tornerò senza aver deciso nulla
senza voce, senza bocca, puro,
qui tornerò ad essere il movimento
dell’acqua, del
suo cuore indomito,
qui rimarrò smarrito e ritrovato:
sarò qui forse pietra e silenzio.

YO VOLVERÉ

Alguna vez, hombre o mujer, viajero,
después, cuando no viva,
aquí buscad, buscadme
entre piedra y océano,
a la luz procelaria *
de la espuma.
Aquí buscad, buscadme,
porque aquí volveré sin decir nada,
sin voz, sin boca, puro,
aquí volveré a ser el movimiento
del agua, de
su corazón salvaje,
aquí estaré perdido y encontrado:
aquí seré tal vez piedra y silencio.

Catherine Smits – Osso e Nudo

Catherine Smits – Osso e Nudo
Os et Nu

Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie, Pièces Froides. Reinbert De Leeuw, piano

Joan Miró, Le Cracheur de Flammes (1974)

da qui: https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/11/23/catherine-smits-osso-e-nudo-ita-fr/

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i hai detto :
Hai notato che
nella parola “Nous”
c’è “osso” e “nudo”
Comprendo meglio adesso
il terribile segreto
della nostra solitudine
l’indigenza della mia pelle
e il suono sordo
che s’insinua
pulsione del sangue
che scandisce l’assenza
non appena si diffondono
fino al silenzio
i nostri gridi di bestie
Che cercano
l’uno nell’altra
l’essenziale sostanza

Catherine Smits, Raccolta personale ©
traduzione di Marcello Comitini

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Os et Nu

Tu m’as dit:
As-tu remarqué
que dans le mot “Nous”
il y a “os” et “nu”?
Je comprends mieux maintenant
le terrible secret
de notre solitude
l’indigence de ma peau
et le bruit sourd
qui s’insinue
pulsion de sang
battant le manque
dès que s’étirent
jusqu’au silence
nos cris de bêtes
Cherchant
l’une dans l’autre
l’essentielle substance

Catherine Smits, Recueil particulier ©

Marcello Comitini – Gelosia/Celos (Ita-Esp)

Marcello Comitini – Gelosia / Celos
©marcello.comitini29/09/2022

Letture di Luigi Maria Corsanico

Edvard Munch – Sjalusi (Gelosia, 1895)

HAUSER e “I Solisti di Zagreb” – Oblivion di Astor Piazzolla.
Trascrizione per cello by Hauser.

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GELOSIA

In me ti cerco in te mi perdo
sommerso dalle acque
ferme e grigie delle distanze,
in estenuanti attese
in corridoi infiniti e mille porte
che si aprono sul vuoto.
In te mi perdo ancora quando la notte
porta misteriosa la seta morbida
dei tuoi seni alla mia bocca.
Nuvola carica di amorevole pioggia
il tuo corpo fluttua sul mio corpo.
Sospinta dal vento
si è fermata su grandi alberi
carichi di frutti rossi
li rende fertili fa sbocciare i fiori
dalle radici del mio amore.
Dov’è la nuvola? Quale vento inebriante
vuole allontanarti oltre i confini
del mio unico cielo?
In me ti cerco e ancora in te
mi perdo.
E questo perdermi mi è amaro
come la morte
che mi circonda con le sue braccia.

©marcello.comitini29/09/2022

CELOS

En mi te busco en ti me pierdo
hundido en las aguas
tranquilas y grises de las lejanías
en expectativas agotadoras
en pasillos interminables y mil puertas
que se abren al vacío.
En ti aun me pierdo cuando la noche
misteriosa trae la seda suave
de tus pechos a mi boca.
Nube cargada de lluvia amorosa
tu cuerpo flota sobre mi cuerpo.
Empujado por el viento se detiene
por encima de los grandes árboles
llenos de frutos rojos
los hace fértiles y hace brotar las flores
de las raíces de mi amor.
¿Dónde está la nube? ¿Que viento embriagante
quiere llevarte más allá
de los confines de mi único cielo ?
En mí te busco y aun en ti me pierdo.
Y perderme me es amargo
como la muerte
que me rodea con sus brazos.

©marcello.comitini29/09/2022

Marcello Comitini – La memoria

Marcello Comitini
La memoria © 3 aprile 2021
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Maurits Cornelis Escher
“Mano con sfera riflettente” (1935)

JS. Bach, Prelude No.8 in E flat minor BWV 853.
Leopold Stokowski / Czech Philharmonic Orchestra

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Come se la mia memoria avesse l’occhio
enorme e folle di un ciclope
mi passano dinnanzi ombre dritte e mute
che sopravvivono come alberi
che hanno lasciato cadere le foglie
e ora tendono verso l’alto
le braccia magre e grinzose.
Sotto un cielo di cenere si allontanano
assieme al paesaggio che fugge all’indietro
nel riquadro del finestrino all’uomo affacciato
dal treno dei miei anni. Vedo
le ombre in lunghi filari. Rimangono e passano
come lento gregge al pascolo
nel grigio soffio dell’aria.
Una si trasforma in rosa
ormai appassita da tempo
che misteriosamente ancora
m’inebria con la sua fragranza.
Una in tenue stella nella vastità del buio
scaglia il suo raggio dritto e luminoso
nell’occhio della mia memoria.
Un’altra ha la punta dolorosa di spina conficcata
nelle ali del mio cuore.
Alcune vestono parvenze umane
nei loro abiti di cerimonia o di lutto,
nei sudari di morte o di vita.
M’inondano i sensi le loro lacrime
malinconica luce per l’occhio,
o le loro risate suono melodioso per l’orecchio.
Si sommano i giorni agli anni. Immobile sul loro correre
non mi stanco del paesaggio dietro i vetri
illuminato dal sole o appannato dal gelo.

Marcello Comitini © 3 aprile 2021 La memoria

Marcello Comitini – La città del ricordo

Marcello Comitini
La città del ricordo
©20/09/2022

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Catania skyline in watercolor background
Pablo Romero / Professional photographer
CEV Madrid Art School of Huelva

Erik Satie, Gnossienne n.1
Ulrich Schröder, Praful – Solo Live in Amsterdam 2014

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È in fondo al senso della vita
la città dei ricordi e dei miei versi
distesa tra le braccia nere del vulcano
amata dal luminoso sorriso del mare
il ventre aperto per mostrarsi più bella.
Ma è una ferita che la squarcia
come un vitello appeso al chiodo da anni
infetta di sporcizia e mosche.
Il mio tenue ricordo è in quella strada
avida di negozi eleganti
un fascio di luce
che unisce il sole il mare e la neve
nella memoria immobile a guardarla
come un lungo cero acceso.
Risuona incurante delle chiacchiere
dei sorrisi perfidamente ammiccanti
delle signore eleganti appassite
dentro i loro abiti di primavere lontane
sedute ai bar a sfogliare le loro memorie
e di giovani appoggiati ai muri che guardano
le ragazze orgogliose dei loro amori
impressi sulle bocche rosse
nei lunghi capelli neri
e nella notte splendente dei loro occhi.
La città del ricordo impetuoso
appartiene a mia madre
che attraversa pudica e indignata
la rete dei vicoli viscidi lastricati d’umido
tra donne dai seni straripanti di neve
a guardarla come una santa
coi suoi gioielli in ciascuna mano.
E io curioso a scrutare le loro mammelle
riverse fuori dai nidi vuoti
che la notte ospitano lupi e sirene
odorose di sperma e sudori.
Chi mi aveva insegnato a vedere
quel vivere di giorno invisibile?
Era la voce sanguinante del mio quartiere
di fianco a quella ferita, erano gli sguardi
rochi degli uomini con le mani in tasca
e la camicia sbottonata sul petto
che offrono le loro donne al passante
e le preservano dai piaceri dell’amore.
Guardavo desideravo sognavo
con l’innocenza del giusto Giuseppe
che sfugge alle braccia della vogliosa Zuleika.
Eppure le amo ancora quelle
che bisbigliavano d’alcove
al giovane sognante gli occhi ardenti
di una ragazza acerba.
Nel ricordo più intenso appaiono strade
straripanti d’uomini in tuniche bianche
ch’esultano per gli occhi rivolti al cielo
di quell’altra ragazza acerba
dai seni dilaniati dall’amore canceroso.
Veniva di notte
e versava nella mia bocca
il latte dalle sue mammelle
miracolosamente vergini. Fontana divina
in un viale fiorito
che m’invitava a bere il suo miele
il miele per riconoscere i viali
e le fontane da cui zampilla l’amore.
Li percorrevo
in compagnia di silenziose amiche
visi languidi fontane vivaci
che nascondevano i sentimenti a occhi bassi.
I viali mi apparivano falsamente fioriti
l’amore una ferita inguaribile
e il mio dolore il dolore del mondo.
Strade viali vicoli
sono le viscere della mia memoria
intenerita dalla lontananza
dal desiderio amaro di non tornare.

Marcello Comitini – La città del ricordo ©20/09/2022

MARCELLO COMITINI- UN SASSO NERO

Marcello Comitini – Un sasso nero
dalla raccolta Il fiato del mondo, 2015 – Marcello Comitini ©
da qui: https://marcellocomitini.wordpress.com/2019/02/27/un-sasso-nero/

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Glenn Gould plays Johann Sebastian Bach’s Partita no.6 in E minor, BWV830

immagine dal web di proprietà dell’Autore