MARCELLO COMITINI – LA STANZA

MARCELLO COMITINI©LA STANZA
da “Formule dell’anima” Edizioni Caffè Tergeste, 2011

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Carlo Levi, (1902-1975)
Amanti

Oblivion – Astor Piazzolla, for cello and strings
HAUSER and “I Solisti di Zagreb”

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Nella stanza dei tuoi sogni e delle tue solitudini
dove celebri il rito dei piaceri e del tormento
e insegni al tuo corpo le dolcezze dell’uomo,
dove spegni i desideri con lunghe carezze
che le tue mani donano al pube bagnato,
sono entrato guidato dai tuoi sorrisi incerti
dal tuo sguardo acceso di tenera paura.

Come in un sogno i seni, ciottoli odorosi
di un torrente fragrante d’acque luminose
sfioro con le mie mani, carezzo con le labbra
e aspiro come rose i tuoi capezzoli bruni.
Come in un sogno la tua profonda bocca
colma di saliva da cui bevo vino
spinge il desiderio di spezzare gli argini,
spargere i nostri corpi di lucidi cristalli
che sgorgano dalla pura sorgente genitale.
Entro nella tua vita al centro del tuo cuore
al centro delle gambe che in un gesto d’amore
apri e rinserri avide intorno ai miei fianchi.
E lentamente, mentre i nostri cuori ansanti
gustano il piacere, si diffonde la quiete
si sciolgono le braccia si allontanano i corpi
ma le pupille restano sorridenti a guardarsi
si pongono domande suggeriscono risposte.

Dalla finestra aperta entra il tramonto
tinge di rosso i nostri corpi ci invita nell’amore,
entra il fiato sporco dei motori che passano
di auto che soffiano di moto che ruggiscono.
E bucano i nostri cuori, strappano il cervello,
spalmano sui nostri corpi la paura della morte.

Chiudi la finestra! Stringimi forte al cuore,
prima che l’ombra intorbidi i nostri desideri.
Dimmi che mi ami e che il tuo corpo sogna
di volare al centro della felicità.

Evgenij Evtušenko – Monologo dell’uomo di dopodomani

Evgenij Evtušenko
Arrivederci, bandiera rossa
Poesie degli anni Novanta
Cura e traduzione di Evelina Pascucci
Edizione integrale
Prima edizione: giugno 1995
Tascabili Economici Newton

  1. Dai versi vietati
    Monologo dell’uomo di dopodomani
    (Scritta nel 1972 – Pubblicata nel 1991)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti, Violin Concerto : IV Passacaglia
Orchestra: Asko Ensemble
Violin: Frank Peter Zimmermann
Conductor: Reinbert de Leeuw

* * * * * * *

Non avevano un partito Adamo ed Eva,
l’arca fu ideata dall’apartitico Noè.
Tutti i partiti, con sorrisetto maligno,
l’inventò il diavolo — ha cattivo gusto.
E forse nel cuore della mela stessa,
qual verme era rinchiusa — verme e serpente in una –
la politica — professione di origine diabolica –
e gli uomini sono inverminiti poi.
La politica inventò la polizia,
la politica inventò i capi,
contò la persona viva con l’unità
e suddivise gli uomini in partiti.

Dov’è della vedova il partito, del mutilato, del pellegrino,
del bambino e della famiglia il partito dov’è?
Dov’è il confine tra Magadán e Majdanek,
e tra Oswiecim e Songmi? **
Un giorno, un giorno, un giorno,
ai trisnipoti dei tempi odierni tutti i partiti
verranno a mente come una remota cosa,
come selvaggia, stragrande Babilonia.
E un mondo ci sarà senza mutilati sul sagrato,
senza storpi morali al potere,
e un unico partito in esso:
il suo semplice nome — uomo.

**

Magadan: località siberiana di deportazione sovietica.

Majdanek: campo di concentramento denominato nei carteggi
delle SS e conosciuto anche come KL Lublin.

Oświęcim : campo di concentramento, in tedesco Auschwitz.

Songmi: località del Vietnam meridionale.
Massacro di Sơn Mỹ, fu un massacro di civili inermi che avvenne durante
la guerra del Vietnam, quando i soldati statunitensi agli ordini del tenente William Calley, uccisero 504 civili inermi e disarmati, principalmente anziani, donne, bambini e neonati.

Charles Baudelaire – La sfortuna

Charles Baudelaire
I fiori del male

1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini
© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste

Interpretata da Luigi Maria Corsanico

Erik Satie – Gymnopédie No. 1
Paul Barton, piano

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SPLEEN E IDEALE
XI
LA SFORTUNA

Per sollevare un peso così grave,
Sisifo, occorrerebbe il tuo coraggio!
Benché ci sia la voglia di lavorare
è lunga l’Arte e il Tempo è breve.

Lontano da celebri sepolcri,
verso un isolato cimitero,
il mio cuore, a colpi di tamburo
batte in sordina marce funebri.

— Numerosi gioielli dormono sepolti
nelle tenebre e nel silenzio, assai
lontani da picconi e trivelle;

Numerosi fiori a malincuore
spandono profumi dolci come segreti
in solitudini profonde.

Luigi Maria Corsanico legge Edgar Allan Poe

Per gentilezza di Fabrizio Centofanti

da qui

Luigi Maria Corsanico legge Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe
(Boston, 19 gennaio 1809 – Baltimora, 7 ottobre 1849)
Solo
Alone
Ricerca letteraria e traduzione
di Luisa Zambrotta ©2021

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Scriabin:
Romance (Arr. for Cello and Piano by Steven Isserlis)
Mischa Maisky · Lily Maisky

Un dagherrotipo di Edgar Allan Poe, scattato circa
nel giugno 1849 a Lowell nel Massachusetts.
È noto come Dagherrotipo “Annie”, perché fu
consegnato ad Annie L. Richmond, un’amica di Poe.

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SOLO (Alone)

Sin dall’infanzia non ero
come gli altri — non vedevo
come gli altri — non sapevo
attingere le passioni da una fonte comune —
Dalla stessa sorgente non sgorgava
il mio dolore — non si destava
allo stesso modo il mio cuore alla gioia
e tutto ciò che ho amato –io l’ho amato da solo —
Allora – nella mia infanzia — all’albeggiare
di una vita tempestosa — scaturì
dall’abisso del bene e del male
il mistero da cui ancor mi sento imprigionare —
dal torrente, o dalla fontana —
dalla vermiglia rupe montana —
dal sole che mi rotolava attorno
nella sua sfumatura d’oro autunnale –,
dal fulmine nel cielo
che accanto a me correva —
dal tuono, e dalle tempeste —
e la nuvola che la forma assumeva
(quando il resto del firmamento era celeste)
d’un demone al mio sguardo —

Traduzione di Luisa Zambrotta ©2021

Primo Levi – L’opera

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)
L’opera
da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gnossienne nº 4
Reinbert De Leeuw, piano

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Ecco, è finito: non si tocca più.
Quanto mi pesa la penna in mano!
Era così leggera poco prima,
Viva come l’argento vivo:
Non avevo che da seguirla,
Lei mi guidava la mano
Come un veggente che guidi un cieco,
Come una dama che ti guidi a danza.
Ora basta, il lavoro è finito,
Rifinito, sferico.
Se gli togliessi ancora una parola
Sarebbe un buco che trasuda siero.
Se una ne aggiungessi
Sporgerebbe come una brutta verruca.
Se una ne cambiassi stonerebbe
Come un cane che latri in un concerto.
Che fare, adesso? Come staccarsene?
Ad ogni opera nata muori un poco.

15 gennaio 1983

Primo Levi – Agli amici

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – 11 aprile 1987)

Primo Levi – Agli amici
Garzanti
Collana: Gli elefanti. Poesia Cinema Teatro, 1998


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Franz Schubert
Piano-sonata D. 959, Andantino
Alfred-Brendel

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Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.

Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l’augurio sommesso
Che l’autunno sia lungo e mite.

GIACOMO LEOPARDI – LA GINESTRA

E l’uom d’eternità s’arroga il vanto…

Edizione di riferimento:
Giacomo Leopardi
Canti

a cura di Niccolò Gallo e Cesare Garboli
Prefazione di Cesare Garboli
Torino : G. Einaudi, 1962

La ginestra o Il fiore del deserto
è la penultima lirica di Giacomo Leopardi,
scritta nella primavera del 1836
a Torre del Greco nella villa Ferrigni
e pubblicata postuma nell’edizione dei Canti nel 1845.

Interpretazione di Luigi Maria Corsanico

PRIMO LEVI – DELEGA

“Since then, at an uncertain hour,
That agony returns:
And till my ghastly tale is told
This heart within me burns.”

Samuel Taylor Coleridge

Primo Levi
Delega
da “Ad ora incerta”, Garzanti Editore, 1984


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Philip Glass
String Quartet No. 3 “Mishima” ,
VI. Mishima/Closing
Catalyst Quartet

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Non spaventarti se il lavoro è molto:
C’è bisogno di te che sei meno stanco.
Poiché hai sensi fini, senti
Come sotto i tuoi piedi suona cavo.
Rimedita i nostri errori:
C’è stato pure chi, fra noi,
S’è messo in cerca alla cieca
Come un bendato ripeterebbe un profilo,
E chi ha salpato come fanno i corsari,
E chi ha tentato con volontà buona.
Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
Perché insicuro. Vedi
Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia
Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.
Mai siamo stati così ricchi, eppure
Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati,
Ad altri mostri oscenamente vivi.
Non sgomentarti delle macerie
Né del lezzo delle discariche: noi
Ne abbiamo sgomberate a mani nude
Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
Pettinato la chioma alle comete,
Decifrato i segreti della genesi,
Calpestato la sabbia della luna,
Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
Vedi: non siamo rimasti inerti.
Sobbarcati, perplesso;
Non chiamarci maestri.

24 giugno 1986

Pier Paolo Pasolini – Alla mia nazione

REGISTRAZIONE DEL 14 DICEMBRE 2015

Alla mia nazione
La religione del mio tempo, 1961
Pier Paolo Pasolini
Nuovi epigrammi (1958-59)
Garzanti

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Tristan Murail – Terre d’Ombre

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Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

PABLO NERUDA – ACQUA SESSUALE

REGISTRAZIONE DEL 5 AGOSTO 2019

Pablo Neruda
Acqua sessuale

Traduzione di Marcello Comitini, ©2019

AGUA SEXUAL
[Buenos Aires, diciembre de 1933]
Residencia en la tierra, II, 1935

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Astor Piazzolla – Quejas de bandoneón

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Venendo giù a goccioloni radi,
a gocce simili a denti,
a dense gocce di marmellata e sangue,
rotolando a goccioloni,
viene giù l’acqua,
come gocce di una spada,
come uno straziante fiume di vetro,
viene giù mordendo,
scrollando l’asse della simmetria, aderendo alle cuciture dell’anima,
spezzando cose dimenticate, imbevendo il buio.

È solamente un sospiro, più umido del pianto,
un liquido, un sudore, un unguento senza nome,
un movimento veloce,
che si trasforma, si addensa,
viene giù l’acqua,
a goccioloni lenti,
verso il suo mare, verso il suo asciutto oceano,
alla sua onda senz’acqua.

Vedo l’estate distesa, e un rantolo che sale da un granaio,
cantine, cicale,
gente, animazione,
camere, ragazze
addormentate con le mani sul cuore,
sognano banditi, fuochi,
vedo navi,
vedo alberi di midollo
irti come gatti rabbiosi,
vedo sangue, pugnali e calze da donna,
e peli di uomo,
vedo letti, vedo corridoi dove grida una vergine,
vedo coperte e organi e alberghi.

Vedo i più intimi sogni,
riconosco gli ultimi giorni
e anche le origini e anche i ricordi,
come una palpebra atrocemente alzata a forza
sto guardando.

E allora c’è questo suono:
un rumore rosso di ossa,
un aderire di carni
e gambe bionde allacciate tra loro come spighe.
Io ascolto in mezzo allo schioccare di baci,
ascolto, turbato tra respiri e singhiozzi.

Sto guardando, ascoltando,
con metà dell’anima in mare e metà dell’anima sulla terra
e con entrambe le metà guardo il mondo.

E per quanto io chiuda gli occhi e mi copra interamente il cuore,
vedo venir giù acqua sorda,
a goccioloni sordi.
È come un uragano gelatinoso,
come una cataratta di spermi e meduse.
Vedo aprirsi un’iride torbida.
Vedo passare le sue acque attraverso delle ossa.

Marcello Comitini, ©2019