Sergej Aleksandrovič Esenin – Confessione di un teppista

Sergej Aleksandrovič Esenin – Confessione di un teppista
Исповедь хулигана, 1920
Poesia russa del Novecento
Versioni, saggio introduttivo, profili biobibliografici e note a cura di Angelo Maria Ripellino
Parma, Guanda, 1954, Collezione Fenice, 25

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dmitri Shostakovich
Quartet No. 8 in C minor, Op. 110 – Largo
Emerson String Quartet

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Non a tutti è dato cantare,
non a tutti è dato cadere
come una mela ai piedi degli altri.
È questa la confessione piú grande
che possa mai farvi un teppista.
Io vado a bella posta spettinato
col capo sulle spalle come un lume a petrolio.
Mi piace rischiarare nelle tenebre
l’autunno senza foglie delle vostre anime.
Mi piace quando i sassi dell’ingiuria
mi volano addosso come la grandine d’una ruttante bufera.
Stringo allora piú forte con le mani
la bolla tremula dei miei capelli.
È cosí dolce allora ricordare
lo stagno erboso e il rauco suono dell’alno
e mio padre e mia madre viventi in qualche luogo,
che s’infischiano di tutti i miei versi
e mi amano come il campo e la carne,
come la pioggerella che a primavera rende soffice il verde.
Verrebbero a infilzarvi con le forche
per ogni vostro grido contro di me scagliato.
Poveri genitori contadini!
Siete di certo diventati brutti,
temete sempre Dio e le viscere palustri.
Potreste almeno capire
che vostro figlio in Russia
è il migliore poeta!
Il cuore non vi si copriva di brina per la sua vita,
quand’egli si bagnava i piedi nudi nelle pozze autunnali?
Ora invece cammina in cilindro
e con le scarpe lucide.
Ma sopravvive in lui l’antica foga
del monello di campagna.
Ad ogni mucca delle insegne di macelleria
di lontano egli manda un saluto.
Ed incontrando i vetturini in piazza,
ricordando l’odore di letame dei campi nativi,
egli è pronto a reggere la coda d’ogni cavallo
come lo strascico d’una veste nuziale.
Io amo la patria.
Amo molto la patria!
Anche se una mestizia rugginosa avvolge i suoi salici.
Mi sono gradevoli i grugni imbrattati dei maiali
e la voce dei rospi sonante nella quiete notturna.
Io sono teneramente malato di ricordi d’infanzia,
sogno la bruma delle umide sere d’aprile.
Come per riscaldarsi il nostro acero
s’è accoccolato al rogo del tramonto.
Oh, quante volte mi sono arrampicato sui rami
a rubare le uova dai nidi dei corvi!
È ora sempre lo stesso, con la cima verde?
La sua corteccia è dura come prima?
E tu, mio diletto,
fedele cane pezzato?!
La vecchiezza ti ha reso stridulo e cieco
e vaghi per il cortile, trascinando la coda penzolante,
senza piú ricordare dove sia la porta e dove la stalla.
Come mi sono care quelle birichinate
quando, sottratto a mia madre un cantuccio di pane,
lo mordevamo insieme uno alla volta,
senza avere ribrezzo l’uno dell’altro.
Io non sono cambiato.
Non è cambiato il mio cuore.
Come fiordalisi nella segala fioriscono gli occhi nel viso.
Stendendo stuoie dorate di versi,
vorrei dirvi qualcosa di tenero.
Buona notte!
A voi tutti buona notte!
Piú non tintinna nell’erba del crepuscolo la falce del tramonto.
Stasera ho tanta voglia di pisciare
dalla finestra mia contro la luna.
Azzurra luce, luce cosí azzurra!
In quest’azzurro anche il morir non duole.
Che importa se ho l’aria d’un cinico
dal cui sedere penzola un fanale!
Vecchio e bravo Pegaso straccato,
mi occorre forse il tuo morbido trotto?
Sono venuto come un maestro austero
a decantare e a celebrare i sorci.
Simile a un agosto, la mia zucca
si effonde in vino di capelli tumultuosi.
Io voglio essere una gialla vela
per quel paese verso cui navighiamo.

Sergej Esenin – Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco

REGISTRAZIONE DEL 21 DICEMBRE 2015

Sergej Esenin
Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco

1924
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagini di L.M. Corsanico

Gabriel Fauré, Pavane op.50
Alessandro Molinaro flauto
Gian Paolo Lopresti chitarra

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Noi adesso ce ne andiamo a poco a poco
Verso un paese di silenzio e di quiete:
e presto anch’io dovrò preparare
al viaggio le mie spoglie mortali.

O care foreste di betulle!
E voi campi, sabbie delle pianure!
Davanti a questa folla di emigranti
Non riesco a frenare la tristezza.

Forse ho creduto troppo qui nel mondo
A ciò che veste l’anima di carne.
Pace sui pioppi che l’ombrello dei rami
Hanno specchiato dentro l’acqua rosa.

Quanti pensieri chiusi nel segreto,
quante canzoni composte a bassa voce:
ma sì, felice sono in questo nero universo
d’ogni respiro, d’ogni cosa vissuta.

Felice di aver baciato le donne,
pestato i fiori, corso nell’erba,
e mai aver battuto sul capo le bestie
nostri fratelli minori.

So bene che laggiù non fioriscono selve
Né canta la segale dal collo di cigno:
perciò sempre mi agghiaccia
salutare una folla d’emigranti.

So che là non splendono campi
Nella nebbia: e allora con tanta dolcezza
Io guardo agli uomini
Che vivono con me su questa terra.

Sergéj Esénin – Io lo ricordo, amata…

REGISTRAZIONE DEL 17 NOVEMBRE 2017

Sergéj Esénin (1895-1925)
Io lo ricordo, amata…
(Traduzione di G. P. Samonà)
da “Poesie”, Garzanti Editore, 1981

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Christoph Gluck, Orphée et Eurydice, Mélodie
Isabel Won, Cello

Fotografie di Leonard Misonne e Gertrude Käsebier

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Io lo ricordo, amata, io lo ricordo,
Lo splendore dei tuoi capelli;
Non fu allegra vicenda, né leggera,
Per me l’abbandonarti.

Delle notti autunnali mi ricordo,
Del murmure nell’ombra di betulle:
E se allora più corti erano i giorni,
Più a lungo dava luce a noi la luna.

Ed io ricordo che tu mi dicevi:
«Questi anni azzurri se ne andranno via,
E tu, mio amato, dimenticherai,
Per sempre, per un’altra».

Ma oggi il tiglio che va rifiorendo
Di nuovo ha ricordato ai sentimenti
Come teneramente cospargevo
A quel tempo i tuoi riccioli di fiori.

E il cuore, non disposto a raffreddarsi,
E amando un’altra con malinconia,
Va ricordando con quell’altra te,
Come un lungo racconto prediletto.

SERGEJ A. ESENIN – S’è intessuta sul lago

REGISTRAZIONE DEL 10 DICEMBRE 2015

SERGEJ A. ESENIN – S’è intessuta sul lago
(da Poesie e poemetti – Traduzione di Eridano Bazzarelli)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Ólafur Arnalds – Arcade

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S’è intessuta sul lago
la luce scarlatta dell’alba.
Sulla foresta gemono sonori
i galli cedroni.
Piange in qualche posto il rigogolo,
seppellendosi nel cavo dell’albero.
Solo io non piango:
ho chiarità nell’anima.
So che a sera verrai,
attraversando l’anello delle strade,
e sederemo su biche fresche
sotto il vicino pagliaio.
Ti bacerò fino all’ebbrezza,
fino a gualcirti come un fiore.
Non c’è biasimo
per chi è ebbro di gioia.
Sotto le carezze tu stessa
getterai il velo di sposa,
ti porterò ubriaca
fino al mattino tra i cespugli.
E lascia che piangano trillando
i galli cedroni.
C’è una tristezza allegra
sulle cortine dell’alba.

Sergej Esenin – Lettera alla madre

REGISTRAZIONE DEL 12 DICEMBRE 2015

Sergej Esenin
Lettera alla madre
, 1924
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Dipinti di Eugène Carrière

Alexander Skrjabin
Romanze Horn and Piano

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Sei ancor viva, vecchiarella mia?
Anch’io son vivo. Salve a te, salve!
Fluisca ancora sulla tua casetta
Quella indicibile luce serale.
Mi scrivono che tu. celando l’angoscia,
Troppo ti rattristi per me,
Che spesso t’affacci sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda.
E che nel buio azzurro della sera
Ti si presenta spesso una visione:
Vedi qualcuno in una rissa di bettola
Cacciarmi in cuore un coltello finnico.
Ma non è nulla, cara! Sta’ tranquilla.
É soltanto un penoso delirio.
Non sono ancora un ubriacone ancora sì incallito
Da morire senza rivederti.
Ti voglio bene ancora come un tempo
E il mio sogno è solo di tornare,
Vinta la mia indomita tristezza,
In quella nostra misera casetta.
Tornerò quando il bianco giardino
Aprirà i suoi rami a primavera.
Solo tu non mi svegliare all’alba
Come facevi otto anni fa.
Non ridestare un sogno svanito,
Non turbare ciò che non s’è avverato;
Troppo precoci perdite e stanchezza
M’è toccato provare nella vita.
E non insegnarmi a pregare.
Non occorre! Non si può ritornare al passato.
Sei tu sola il mio aiuto e il mio conforto,
Tu sola la mia luce ineffabile.
Dimentica dunque la tua angoscia.
Non rattristarti troppo per me.
Non andare così spesso sulla strada
Nella tua vecchia giubba fuori moda…

Sergej Esenin – Stupido cuore, non battere!

Sergej Esenin
Stupido cuore, non battere!

(Glupoe serdce, ne bejsja!, 1925)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

J.S. Bach
Prelude for flute guitar, BWV 999, Melody by Z. Kodaly
Veronika Fuchs (flute) and Boris Björn Bagger (guitar)

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Stupido cuore, non battere!
Noi tutti siamo ingannati dalla felicità,
Solo un mendicante chiede compassione…
Stupido cuore, non battere.
Tutti noi talvolta, come bambini,
Soventi ridiamo e piangiamo:
Abbiamo avuto a questo mondo
Le gioie e le sventure,
Stupido cuore, non battere.
Ho veduto molti paesi,
Dovunque ho cercato la felicità,
Solo che la sorte desiderata
Non mi metterò più a cercare.
Stupido cuore, non battere.
La vita non mi ha del tutto ingannato.
Ci inebrieremo di una nuova forza.
Cuore, se tu almeno ti addormentassi
Qui, sulle ginocchia dell’amata.
La vita non mi ha del tutto ingannato.
Forse, anche noi segnerà il destino
Il destino che scorre come una valanga.
E all’amore risponderà
Con un canto di usignolo.
Stupido cuore, non battere !

Sergej A. Esenin – Non ho rimpianti

Sergej A. Esenin – Non ho rimpianti (1921)
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Dmitri Shostakovich Violin Duet – I. Prelude

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Non ho rimpianti, non chiedo aiuto, non piango
Tutto passerà come la bruma dai meli bianchi
Appassito in una decadenza dorata
Io non sarò più giovane.
Anche il mio cuore toccato dal gelo
non batte più come una volta
ed il paese della tela di betulla
non mi spingerà più a vagabondare a piedi nudi.
Spirito randagio! Sempre meno
attizzi il fuoco delle mie labbra,
freschezza della giovinezza
ardore degli occhi, fiume di sentimenti dove siete!
Ora sono diventato avaro nel desiderio
forse ti ho sognato vita mia?
Davvero all’alba della mia primavera tuonante
ho cavalcato un destriero rosa?
Noi tutti a questo mondo siamo votati alla fine
Il colore ramato delle foglie d’acero goccia silenziosamente
Siamo dunque felici, siamo stati benedetti
d’essere nati per fiorire e poi morire.

Sergej Esenin – Non vagheremo più

Sergej Esenin – Non vagheremo più


Traduzione di Franco Matacotta


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Dmitri Shostakovich
Gadfly Suite Op. 97a – Romance


Fotografia: Julia Margaret Cameron
The Angel at the Tomb
Portrait of Mary Ann Hillier

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Non vagheremo più, non schiacceremo più tra gli arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce…
Col fascio dei tuoi capelli d’avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.
Tenera, bella, e col vermiglio
colore delle bacche sulla pelle,
eri simile a un crepuscolo rosa.
E come neve, candida e abbagliante.
Sono appassiti i chicchi dei tuoi occhi,
il tuo nome s’è dissolto come una musica,
ma è rimasto tra le pieghe gualcite dello scialle
l’aroma di miele delle mani innocenti.
Nell’ora silenziosa, quando l’alba sul tetto
come un gatto con la zampa si lava la bocca,
odo dolcemente parlare di te
le canne acquatiche che conversano col vento.
Ah mi sussurri pure la sera blu
che tu eri una canzone e un sogno.
Chi inventò la tua flessibile figura
ha toccato con le mani un luminoso mistero.
Non vagheremo più, non schiacceremo più fra gli arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce…
Col fascio dei tuoi capelli d’avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.


Sergej Aleksandrovič Esenin
(Traduzione di Franco Matacotta)
dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore